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San Martino PDF Stampa E-mail
Scritto da Guido del Cornò   
Martedì 15 Dicembre 2009 15:44

s.martino  L progetto marco     SAN MARTINO

  Sul rilievo di san Martino, una parte della catena dei monti Sabini, sono state individuate tracce di frequentazione antropica riferibili cronologicamente all'età del bronzo recente e finale ( 1350 - 900 a.c.). Durante il susseguirsi delle varie epoche storiche numerose altre opere sono state realizzate dall'uomo in questo luogo, tra le più note è da annoverare la celeberrima abbazia fortificata che si voleva realizzare intorno agli anni mille.

 




                                                                                                                 SAN MARTINO

  si tratta di un antico maniero degli anni mille, iniziato e mai finito sul monte S. Martino in Comune di Fara Sabina (RI).
 
  Probabilmente doveva diventare l'Abbazia di Farfa, ma forse per la difficoltà logistica fu abbandonato, per spostare l'attenzione sul versante nord del monte, in posizione più accessibile.
Nel sito vi sono anche altri manufatti, ed alcuni eremi sotterranei (un misto di caverna ed intervento umano), tutti da scoprire.
 
  La nostra iniziativa vuole portare ad una proposta di progetto per lo studio del sito, il recupero dei manufatti, la creazione di una agevole accessibilità, e forse una ipotesi di utilizzo per iniziative ad ampio spettro culturale.

San Martino è un rilievo di 495 m., con forma aspra e regolare, coperto da carpini, roverelle e alberi di Giuda. Situato nel comune di Fara in Sabina (Rieti) è delimitato ad est dalla Strada Provinciale Farense, a sud da Prime Case, ad ovest da Pomonte ed a nord da Monte Bruzio su cui è ubicata Fara.
 
   Da Roma per raggiungere questo luogo si deve percorrere la Via Salaria fino al km. 35,800, poi svoltare a sinistra, entrare a Passo Corese e percorrere la Strada Provinciale Farense fino al km 11.
 
   Le più antiche tracce di frequentazione umana che vi sono state individuate sono relative ad un “castelliere” del bronzo recente e finale (1.300 – 1.000 a.C).
 
  Successivamente in epoca romana vi è stata edificata una villa in opera reticolata, con un pavimento in opus spicatum (I a..C.- I d.C.).
 
  Nel VI sec. d.C. la cima di San Martino fu il nucleo del primo insediamento monastico farfense. In particolare alcuni eremiti utilizzarono una grotta naturale e varie strutture della villa per fondarvi un oratorio, con relativo ambiente di culto, dedicato a San Martino Vescovo di Tours, santo che nel IV sec. d.C. favorì la diffusione del primo monachesimo in Sabina. Il complesso ha conservato intatte le suggestive partizioni architettoniche e la bellezza delle pareti, dipinte con scene bibliche e graffite dai pellegrini nel corso del tempo.

  Questa edificazione religiosa fu saccheggiata e abbandonata non molti anni dopo la sua fondazione (591 – 592) nel corso delle prime invasioni barbariche.
 
  Sul Monte si trovano anche i resti di un recinto fortificato realizzato durante l’occupazione longobarda della zona (VI-IX sec.).
 
  In momenti differenti alcuni monaci farfensi si ritirarono sul rilievo per periodi più o meno lunghi: tra questi Alano poi divenuto abate (VIII sec.), vi compose il famoso omeliario e Gregorio da Catino (1060 circa – 1150 circa ) vi si ritrasse per preparare la storia del suo amato monastero.
 
  Nel 1097, durante la lotta per le investiture, Berardo II abate di Farfa (1097 – 1098) tentò di trasferirvi l’abbazia stessa, al fine di occupare una posizione più vantaggiosa a dominio della parte nord-orientale dell’Agro Romano. Ancora oggi i resti imponenti di questa opus magnum, sovrastano la valle del Tevere dalla vetta del San Martino. I lavori vennero subito sospesi alla morte dell’abate (1098) e  mai completati nonostante vari tentativi nei secoli successivi.

sat2


s.martino 2 - Copia  s.martino 3 - Copia - Copia

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s.martino 21  s.martino 22  


Per essere idonea al sontuoso rituale liturgico dei monaci farfensi la nuova abbazia avrebbe dovuto essere particolarmente imponente, lunga una sessantina di metri e larga 24. L’ambiziosa costruzione doveva essere a tre navate con transetto, coro absidato con cripta a sala e facciata a due torri che fiancheggiano la porta di ingresso.
 
  L’unica parte che fu a suo tempo completata è la grande cripta, articolata su due navate, scandite da quattro pilastri che sorreggevano una volta a crociera, in cui si aprivano verso oriente tre absidiole, la più grande della quali  illuminata da tre aperture fortemente strombate.
 
  Nonostante il fallimento del progetto, la sacralità del monte non venne meno ed in età moderna l’eremitismo di ispirazione francescana ha popolato le varie cime dell’altura con piccoli romitori.
 
DOTT. EMANUELE BRUCCHIETTI
RIASSUNTO DA UNA MONOGRAFIA TRATTA DA
"L'IMPERIALE ABBAZIA DI FARFA" di Ildefonso Schuster

     

La presente proposta progettuale è tesa ad acquisire alla fruibilità umana innanzi tutto il complesso architettonico principale, rimandando ad un ulteriore fase di approfondimento lo studio della consistenza, (e quindi della loro potenzialità di recupero), delle quantità "abitative" o "di culto" minori.
 
  Il punto di primo accesso al sito è stato individuato nel piano costituito da un campo di calcio in disuso, unica zona pianeggiante (e di una dimensione consistente) attraverso i vari tornanti: questa potrebbe essere la prima area di sosta, di parcheggio, di accoglienza, di accettazione, di reception, di ristoro, di approvvigionamento degli elementi fondamentali alla visita del sito.
 
  Da qui è stata tracciata la linea di un percorso di facile pedonabilità (e di carrabilità per navette e mezzi di soccorso) per l'accesso all'area superiore: lungo il percorso vi potranno essere una serie di piazzole di sosta, punti di incontro, un teatro all'aperto individuato in una porzione di rocce ove le curve di livello accennano ad un naturale alveo per le gradonate ed il palcoscenico, bungalows e gazebi incastonati tra le rocce per shopping da parco commerciale. 
   Infine il manufatto principale: dopo una prima fase, tesa al recupero ed alla manutenzione del complesso architettonico, (affinché possa diventare oggetto di visita e di studio), il nostro progetto lancia una ipotesi più coraggiosa:
 
  da semplice oggetto di visita, si vuole ricondurre l'organismo (e l'area immediatamente adiacente, di una dimensione consistente) alla fruibilità umana, a funzionalità urbanisticamente complesse per l'attività dell'uomo:
 
  centro conferenze, congressi (a nord di Roma non vi è alcuna struttura in tal senso);
  biblioteca ed attività multimediali; cineteca e discoteca; ludoteca;
  sala musica e concerti, sala registrazioni;
  sala proiezioni e di qualifica cinematografica, per film di autore
  bar e ristorazione.

Si prevede, in una prima visione approssimata, la copertura del manufatto a mezzo di una grande cupola vetrata, che non tocchi minimamente le murature di pietra, e vada a fondarsi 10/15 metri oltre il perimetro, anche per maggiorare l'area di intervento.

sanmartino   s.martino  L 18


Ultimo aggiornamento Martedì 04 Maggio 2010 07:59
 

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