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Questa è la storia di un restauro conservativo di un edificio in Roma, quartiere Prati, in una traversa di Viale Mazzini altezza RAI. Sono stati ristrutturati fregi, affreschi, decori, di cui tratta il Capitolo 1; nel Capitolo 2 si descriveranno invece gli interventi sul bugnato in finto peperino, lo zoccolo in finto travertino, parti murarie e facciata principale.
La scritta del dipinto laterale, va ad aggiungersi alla scritta della lapide sulla parete principale (AUREAM QUISQUIS MEDIOCRITATEM DILIGIT TUTUS CARET OBSOLETI SORDIDUS TECTI CARET INVIDENDA SOBRIUS AULA SAEPIS VENTIS AGITATUR INGENS PINUS ET CELSAE GRAVIORE CASU DECIDUNT TURRES: (Ode a Licinio di Quinto Orazio Flacco: Chi apprezza l’aurea mediocrità, certamente evita lo squallore di un tetto decrepito; grazie alla sobrietà, evita una dimora che susciti invidie, più sovente è scosso dal vento un pino alto e crollano con maggiore rovina le alte torri). Sono stati altresì fotografati i disegni del sottotetto, con foto realizzate a distanza ravvicinata: appare evidente, a differenza di quanto possa sembrare alla visione da quota strada, che i disegni sono soltanto due, ripetitivamente alternati (foto 9). Qui appresso le foto dei disegni nel sottotetto e di un pilastrino di spigolo, prima e dopo la cura (Foto 9, 10, 11)

Qui a seguire riportiamo le copie ridotte di alcuni dei primi disegni a ricalco a mano libera eseguiti su carta lucida, opportunamente ridotti, nonchè le foto delle mascherine sagomate (stencil) (Foto N. 12/18).

Per quanto riguarda i decori e gli affreschi, si è raggiunto il valore finale mediando tra una linea di pensiero strettamente di restauro dell'esistente e limitato a ciò che si intravedeva del prodotto originario, ed una linea più "permissiva", che, interpretando linee e colori, ne riesumava anche ciò che ormai si era completamente perso, senza però andare nel libero arbitrio e nell'interpretazione soggettiva. L'affresco su via Pimentel ha quindi raggiunto un livello pittorico con tentativi cromatici, anche se con colori tenui ed appena accennati, in quanto qui vi erano dei suggerimenti e delle indicazioni di colore (Foto 19/20), fino al prodotto finale (foto 21).

L'affresco su via Avezzana, invece, è emerso con l'accentuazione del solo "graffito", con un intervento monocromatico, con appena l'aggiunta di continuità tra linee ormai divenute nel tempo discontinue (nella foto n. 22 il disegno computerizzato, nella foto 23 l'affresco in fase di ultimazione)

Le prime prove in finto peperino sono state eseguite il 18/06 sul fronte di via Avezzana, con l’assistenza di Stefano Pirisi della Pirisi s.a.s.: e’ stato realizzato con una malta a base di calce idrata, a mezzo di rastucco della Tecnochem, con additivi di soli inerti, come un piccolo conglomerato di vari componenti (ad esempio, come il calcestruzzo), sia pure di piccolo spessore, ma comunque tutti di carattere naturale. Appena eseguito, il provino, ancora bagnato, appariva sufficientemente vicino all’esistente, ma il lunedì successivo la base di calce aveva schiarito troppo il suo colore, apparendo bianco in luogo del grigio-peperino. Tale primo “insuccesso” dimostra che su questi temi vi è sempre da imparare, e si deve sempre innalzare il livello di ricerca e di sperimentazione, nonostante La nostra esperienza in tal senso infatti era suffragata da molteplici interventi sul tema di facciate trattate in “coccio pesto” (tecnica descritta già da Vitruvio come “tecnica antica”), con vari inerti, ma tutte con ottimo risultato. I tentativi successivi si possono riassumere nei tipi seguenti: 1) intonachino premiscelato della ditta Italcalce in finto travertino: l’effetto finale è risultato poco più di un colore a calce uniforme, anche se nuvolato, e non punticchiato; 2) tinteggiatura a base di resina silossanica della Oikos, punticchiata a mezzo di punti di diverso colore schizzati con pennelli a setole dure; la superficie è apparsa troppo liscia, la base troppo uniforme, anche se all’occhio poco esperto aveva un effetto relativamente piacevole, ma comunque troppo distante dall’esistente, e troppo kitch dato che si basa su un falso architettonico; 3) rastucco della Tecnochem Italia, che avevamo sperimentato in partenza, ma con dosaggio di nuovi inerti di pietrisco di silicio, di basalto e microsfere di vetro CONCLUSIONE - Dopo tanta ricerca, riassumendo, la tecnica finale raggiunta, (ove le varianti sono solo le diverse proporzioni tra i materiali, o la diversa mano della nuvolatura finale), risulta essere la seguente: 1) pasta base mediante miscelazione di rastucco della Tecnochem con polvere di peperino additivata con terra nera per colori a calce (per accentuare la colorazione grigia); 2) conglomerato di tale pasta con la mescola dei tre inerti (mescola asciutta di sabbia di basalto, di silicio e microsfere di vetro, il tutto passato a crivello fino, uniformando così gli spessori tra i vari inerti; 3) stesura del conglomerato così ottenuto mediante fratazzo metallico; 4) nuvolatura entro 30 minuti mediante lavaggio con fratazzo di spugna, o a spruzzo; 5) velatura finale con lattice di calce e microsferule di vetro: la nuvolatura è stata successivamente eseguita su malta ancora fresca, mediante lavaggio a mezzo di pistola meccanica a spruzzo a bassa pressione e con getto aerobico, che lavava gli inerti e li faceva emergere, sia come colore che come spessore. Le microsfere di vetro, già tra gli inerti mescolati nell’impasto, se immesse nell’ultima trattazione della superficie, accentuano l’effetto di puntini brillanti in controluce, qualità estetica peculiare del peperino.
 
Nel frattempo era partito l'intervento di consolidamento degli intonaci in distacco. Si sono messe a punto quattro diversi livelli e tecniche di intervento: 1) CORNICI INTERE in forte distacco, quale quella del portone di ingresso. A seguito di sopralluogo del tecnico della Wurth, primaria Ditta produttrice di materiali per ancoraggio ad alta definizione tecnologica, abbiamo perforato la cornice ed il supporto in più punti, posizionata nel foro una fiala di vetro contenente resina ad immediato effetto indurente, picchiata la fiala per romperla con barretta filettata zincata: la barretta, così penetrata nella resina, che ha immediatamente invaso tutto il pertugio, in pochi secondi si ancorava, senza più alcuna possibilità di essere estratta, se non con azioni demolenti. Successivamente abbiamo riempito il distacco iniettando con apposita pistola malta a base di calce. 2) GUSCI INTERI a grande spessore, deteriorati o non più esistenti. Su indicazione e suggerimento della Direzione Lavori, in fori predisposti immergevamo in malta di calce, precedentemente iniettata, le barrette filettate sporgenti rispetto al foro, ma non rispetto al profilo della modanatura da ricostruire. Alla parte esterna del perno legavamo con trama a "cuci e scuci" un filo di rame aereo rispetto al relativo supporto. La ricostruzione intorno a tale armatura con materiale inossidabile è stata realizzata sempre con malta di calce. 3) ANCORAGGI DELLE BUGNE al supporto murario sottostante. Sono stati realizzati con fori di sezione 10, iniettando nel foro malta di grassello di calce, e, ove ritenuto necessario, con immersione nella malta di barretta filettata fino ad un centimetro dalla superficie 4) CONSOLIDAMENTO DELLA PATINA DI COLLA DELLE BUGNE. Su indicazione della Direzione Lavori, e con la consulenza del gruppo di restauratrici guidate dalla dott.a Francesca Maffucci, abbiamo eseguito "iniezioni chirurgiche" a mezzo di speciali aghi di spessore 1.8, in micro-fori precedentemente realizzati con trapano in superficie radenti la superficie di distacco della colletta, con tre successivi passaggi: a) lavaggio del foro con alcool etilico, al fine di eliminare o passivare i sali delle malte; b) iniezione di ACRILEM IC 33, liquido acrilico per consolidamento; c) iniezione di cemento desalinizzato LEDAN della Tecno Edile Toscana. I componenti e le siringhe sono stati forniti da C.P.R. Roma s.r.l. I bugnati hanno completamente riacquistato il valore "maschio" della base dell'edificio. Ad epilogo del buon intervento realizzato, il Condominio ha approvato l'esecuzione di ripristino (sia pur solamente) della facciata su via Pimentel. Questa è stata trattata con latte di calce, con finitura nuvolata ed antichizzata. Abbiamo inoltre realizzato una stele in lavagna incisa con il logo dell'Impresa ed i nominativi del Direttore Lavori e della dott.a Francesca Maffucci, che abbiamo posizionato in un angolo su via Avezzana, che qui alleghiamo in fotografia: è un restauro firmato. I lavori sono stati ultimati il 21/01/2005.
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