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Mercoledì 26 Maggio 2010 17:25

45 – EMERGENZE URBANE: LE OLIMPIADI

Scritto da  Guido del Cornò
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stadio dei marmi45 – EMERGENZE URBANE: LE OLIMPIADI

  Mentre le Expo’ planetarie sono state la vetrina di tante innovazioni tecnologiche nell’edilizia e soprattutto nei suoi monumenti, le Olimpiadi sono state l’occasione per la riqualificazione urbana e territoriale delle città ospitanti, se non di tutto il paese.
  E’ tempo di Olimpiadi. Ed allora facciamo un po’ di “revival” nostrano, tornando ai mitici anni ‘60.

 

LO STADIO DEI MARMI

 

Le Olimpiadi del 1960 furono per la Capitale una grande occasione per riqualificare urbanisticamente la capitale (e contemporaneamente, come vedremo, stravolgerne e ribaltare le prospettive ideologiche della scienza e della cultura urbanistica di allora, che erano alla base e struttura portante per il Piano Regolatore allora in fieri). Vi erano due ampie aree urbane, tutte e due nate nel ventennio e di impostazione architettonica  imperiale, eroica e fascista, già qualificate per l’immensità degli spazi e delle attrezzature sportive, nonché per la loro posizione topica: a nord il Foro Italico, fino a pochi anni prima Foro Mussolini, con ben tre stadi, (l’Olimpico, lo Stadio dei Marmi, il Flaminio nelle vicinanze), e con la sede del C.O.N.I., tempio sacro dello sport.

 
 200px-PalaEUR          stadio olimpico

        IL PALAEUR IN COSTRUZIONE                                      LO STADIO OLIMPICO IN UNA FOTO D'EPOCA 

  A sud l’EUR, quasi una moderna new-town alla estrema periferia, proiettata verso il mare, con le sue strutture già realizzate per una Expò Universale mai realizzata “causa guerra intervenuta”; quartiere  che venne strutturalmente incrementato a mezzo di un impianto di paesaggio urbano quale il laghetto artificiale (sede allora anche di fantasmagorici giochi d’acqua, di colori e di musica, impianto tecnico ormai in disuso, come spesso avviene non si sa perchè); il velodromo (anch’esso presto in disuso, ed ora distrutto per implosione causata), gli impianti ginnici delle Tre fontane, ed il Palazzo dello Sport, (oggi Palalottomatica, melanconicamente in versione non più sportiva), posizionato su una collinetta di sfondo rispetto al lago, con una visione al limite dell’ufologico, da “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.
 

 Tra queste due grandi Emergenze urbane fu creato, interno alla città, un asse di collegamento veloce nord-sud, la via Olimpica, tutto ad ovest rispetto il centro storico. Ed in tal modo tale grande infrastruttura permise negli anni seguenti il traslarsi di tante attività direzionali, e di potere economico e politico, dal centro storico verso la qualificata periferia sud rappresentata dall’EUR.
  Tutto ciò era di fatto uno stravolgimento del tormentone di allora, di quanto cioè predicato da tanti Mostri sacri dell’Urbanistica, da Piccinato a Zevi, da Quaroni a Mario Fiorentino: l’Asse Attrezzato.
  Fin dagli anni cinquanta l’asse a est della città veniva indicato come la direttrice dominante per l’espansione delle Attività Direzionali di Roma.

 
  L’idea portava ad individuare nel P.R.G. (Piano Regolatore Generale) del 1962, definitivamente approvato nel ’65, una vasta area a est del centro storico destinata prevalentemente a funzioni direzionali e al terziario, quale Sistema Direzionale Orientale: e tale struttura portante della città, avrebbe dovuto qualificarla nei contenuti, e decongestionarla dal traffico a mezzo di una nuova forma di decentramento ad est.

ASSE ATTREZZAOPROGETTO PER L’ASSE ATTREZZATO DI ROMA
  La via Olimpica, invece, offriva un asse di scorrimento veloce ad ovest del centro storico, e di congiunzione a sud con la “New Town” Eur, quasi novella città satellite della Capitale, destinata a diventare al più presto il vero e nuovo Centro Direzionale urbano e metropolitano, regionale e nazionale; e nemmeno la sua successiva continuazione e congiunzione con la Tangenziale Est, che la raccordava fino a S. Giovanni, ed in seguito, attraverso via Marco Polo e parte della Cristoforo Colombo, di nuovo fino all’Eur, mitigava lo spostamento di traffico ed attività ormai tendenti a spostarsi all’estremo sud della città, all’Eur verso il mare.   
  D’altronde la Tangenziale Ovest, ben lungi dall’essere un Asse Attrezzato, risulta essere soltanto un mediocre tentativo di viabilità veloce, troppo spesso congestionata da un eccesso di traffico.
   E così, per “colpa” di una Olimpiade, finirono miseramente tutte le più ampie velleità Urbanistiche di quella cultura che ha fatto storia, sì, ma senza nulla realizzare: infatti, come di tante altre cose, di “Asse Attrezzato”, dopo tanto discutere e sognare, non se ne è più parlato.

Ultima modifica Mercoledì 30 Marzo 2011 15:14

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