Mitica sezione del Virgilio: sezione E, orientata ideologicamente a sinistra, con un vento socialista non per forza destinato a soccombere alla Democrazia Cristiana, e lungi da dogmatiche posizioni filo-sovietiche di tanta sinistra che cercava difficilmente di prenderne le distanze;
sezione E, contrapposta a quella più fascistella (ma altrettanto simpatica, e comunque ricca di ideali, anche se abberranti), la sezione L.
La professoressa di Lettere, la stessa dell'esame di quinto ginnasio, proclamava noiosissime lezioni enfatiche, completando l'ora di lezione con una emblematica conclusione: "... e tutto questo dimostra (o è frutto del) l'estrapolazione fattiva del contingente umano!":
che c… significasse, lo sapeva soltanto Lei.
E noi, gli studenti, scrivevamo invece in sordina il nostro poema epico, l'E-eide per l'appunto, a plauso della sezione E.
Ricordo uno dei versi più famosi da noi inventati, addirittura in metrica latina:
"òlim òrta cidèsti fìdem ignòtam" (trad.: un tempo risorta facesti cadere la fede ignota)
ma leggendola con altra metrica e con altra cadenza di lettere:
"o li mortàci de sti fì de mignòta m" (non c'è bisogno di traduzione).
Il Preside, di fede Liberale, ci offrì, come sede per il primo (o noi ritenevamo che così fosse) circolo socialista in una scuola, la sede della Biblioteca per riunirci in pomeriggio.
E vi furono tante manifestazioni ricche di contenuti: l'incontro con il primo prete-operaio della sinistra cristiana, la messa in moto di un corso di lingua e scrittura ebraica (corso a cui ho partecipato, ma con scarsi risultati) in tempi in cui frequentare certi ambienti procurava ritorsioni neo-fasciste, adesione a cortei contro l'arrivo in Italia del dittatore antropofago (si diceva, ma non era comunque uno stinco di santo) Ciombè.
Si preparava il vento forte del 68, ma stavamo ancora negli anni 62/66:
Nel 63 il PCI arrivò al 25%: l'Unità uscì in prima pagina: "Siamo un Italiano su quattro".
Il PSI entrò nel primo centro-sinistra della storia: Pietro Nenni se ne uscì con la famosa frase storica ed infelice: "Siamo entrati nella stanza dei Bottoni(!!!), oggi ognuno è più libero”
Nel 64 una costola del PSI, ma tutta la FGS (Federazione Giovanile Socialista) uscì dal Partito Socialista: ed anche io (avevo 17 anni, e fui delegato della Sezione Portuense al primo congresso del PSIUP): conobbi così Lelio Basso e la sua "Revue International du Socialisme" (forse allora unico strumento internazionale di sinistra, non legato al'internazionale comunista), Lucio Libertini, Vittorio Foa.
Ahimè, una grande occasione mancata.
Ero impastato di studi di filosofia.
Mi piaceva tutto del pensiero: in pratica chiunque poteva inventarsi una sua realtà, e dimostrarla.
E mi piacevano i lati oscuri del cervello, i transfer di personalità, l'occulto (non nel senso diabolico della parola).
Leggevo anche Freud, Jung, ma soprattutto la psicanalisi di Katz, divenuto famoso per i suoi “Test”:
i famosi “Test di Katz” - e ce ne sono molti in giro, la madre non finisce mai di partorire.
Tra Ego, Es e Superego prediligevo l'Es (la Cosa, l'id, in latino "il ciò", "il questo"): l'Ego era troppo ovvio e razionale, troppo egocentrico e settario; il Superego troppo Nitchiano e fascista, troppo con la puzza sotto al naso, troppo snob; l'Es è più umano, forse sub-umano, forse con minori opportunità, più debole, più figlio di un dio minore, ma più alla portata dell'uomo qualunque, della maggioranza silenziosa, di chi può dire "c'ero anch'io". E' il Frankestein positivo che vi è dentro di noi; e non il Mister Hyde, mostro negativo di chi ha cercato in se poteri che non ha. E' la "Cosa": in suo nome tanti anni dopo Achille Occhetto avrebbe demolito il Partito Comunista Italiano, cercando appunto la Cosa che vi era dentro, ma non la trovò: riuscì solo a creare quell'ibrido ed informe PDS che arrivò elettoralmente ai minimi storici.
Ma torniamo alla nostra sequenza dei tempi:
dovevo scegliere la facoltà universitaria da intraprendere.
Mi piaceva la matematica e tutto ciò che è scientifico e tecnico (ma non ne avevo i presupposti di scuola, avendo fatto il Classico), ed al contempo amavo il pensiero e l'estetica (pur non essendo portato alla manualità dell'arte).
Leggevo "blocchetti di tufo" dal titolo improponibile: "Critica stilistica e semantica storica"; "Dalla semantica alla semiotica"; "Il cybernauta" (quando di computer ancora non si parlava, se non nei film di fantascienza americani); "Politica economica ed Economia politica".
Più erano pallosi, più comprendevo che quella non era la strada per andare in paradiso; una materia soltanto mi appariva che fosse la sintesi di funzionalità e segno: l'Architettura. Era il 1965, diciotto anni.








