Mercoledì 18 Novembre 2009 16:16

6 - il '68: se sant'otto

Scritto da  Guido del Cornò
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  Uno studente del nostro gruppo di lavoro della Facoltà di Architettura era di quelli che hanno il collo tornito a raccordare la dimensione della testa con quella delle spalle, con solo il taglio orizzontale della bocca, come un pesce rotondo: lo avevamo soprannominato "Tonno".


  Dovevo raggiungere una tavola rotonda durante un'esercitazione di Elementi Costruttivi, ed arrivai in ritardo, trafelato, nel bel mezzo del seminario.
  L'Assistente, mentre entravo, rivolgendosi all'amico dalla fisionomia ittica, gli disse: "Parla tu, Manzo, della tua tesina".
  Io, esterrefatto, esclamai ridendo: "Ma Lei lo chiama Manzo! Noi lo chiamiamo Tonno!!"
  Lui si chiamava Manzo veramente, di cognome. Volevo sotterrarmi.
 
  Queste mie gaff sono una costante ripetitiva nella mia vita, quasi una sfida insensata contro il buonsenso: il cervello mi clicka sull'out dei dispositivi di difesa inibitori, e pur sapendo di correre rischi da il via libera alle provocazioni.
 
  Vi erano le elezioni nell'Ateneo.
  Vi erano ancora i vecchi gruppi politici: i G.A. Goliardi Autonomi (socialisti e comunisti), l'Intesa (Democrazia Cristiana, ma orientata al vento di sinistra), l'Agir (liberali), il Fuan (non c'è bisogno di presentazione, esiste ancora oggi, gli irriducibili).
  Un giorno in pomeriggio arrivai a Valle Giulia, e vidi un capannello di ragazzi intorno ad una nostra amica, accovacciata a terra, piangente.
   "Cosa hai?" Le chiesi dispiaciuto.
  "Rossi è morto" (premetto che Rossi era il nostro professore di Disegno dal Vero, sempre un poco avvinazzato; ma anche un nostro compagno di corso, Paolo, che era andato a fare volantinaggio alla facoltà di Lettere per il Partito Socialista - scelsi acriticamente e ad occhi chiusi la prima versione).
  "Bene!!!, e di che?"       "E' caduto dalle scale"      "Daje, era più 'mbriaco der solito..."
   Per poco "me menano".
  Quando compresi l'equivoco mi venne un fiotto di lacrime, poi venimmo a conoscere qualche novità, non era morto, stava al S. Giovanni ("e che stiamo a fare qua noi? Andiamo!!!”).
  All'ospedale ci fecero aspettare perchè Paolo era in prognosi riservata. Quando il chirurgo uscì dalla camera operatoria, ci disse: "Ha subìto un colpo di pugno di ferro al costato, non ce la farà".

 
  Il giorno dopo sui giornali trovammo scritto che era caduto per un giramento di testa.
  Ironia della sorte, era un ragazzo che faceva alpinismo, la domenica andava ad esercitarsi sulla roccia.
  I tempi erano saturi, il 68 doveva nascere, altrove era già nato, per noi nacque quel giorno, ed occupammo la facoltà: eravamo più di mille.

  Il PSIUP stava morendo; dal PCI uscivano elementi eretici di grande fede politica fondando il Manifesto: Luigi Pintor, Luciana Castellina, Rossana Rossanda, Valentino Parlato, voci diverse non assoggettate all'antidemocratico "centralismo democratico".

   Lucio Magri fondava un partito collaterale al Manifesto, il Pdup, che non ebbe alcuna forza elettorale.
  Nasceva una terna di partitini di sinistra alternativa, il Pdup, Democrazia Proletaria, Lotta Continua, che in seguito insieme si presentarono senza alcun successo alle elezioni con la sigla Nuova sinistra.
  Mario Capanna fu il capo popolo del Movimento Studentesco a Milano, altri movimenti si affiancarono in area autonoma: Potere operaio, Autonomia operaia, e proliferarono Collettivi autogestiti (vedi la foto di allora con disegni murales di via dei Volsci, sede di un gruppo mitico e controverso).

    

  Vi fu il proliferarsi di sigle, il moltiplicarsi di tribuni, si creò un arcipelago di cellule: il tutto testimoniava un grande potenziale ideologico, un'area con forte spinta propulsiva, un tentativo di ricerca; ma tale potenziale, forse per sua stessa definizione ed identità, non si espresse in una forza elettorale che potesse competere con le grandi formazioni storiche, pur avendo sulla carta i numeri per raccogliere un consenso elettorale di oltre un milione di voti.
 
  Il PCI era "out".

  Ricordo pochi nomi di aderenti al partito, o dell'area, che abbiano partecipato in maniera attiva alle manifestazioni ed all'occupazione:
  Mario Manacorda, di famiglia di notabili ed intellettuali del partito;
  Renato Nicolini, in seguito assessore alla cultura della giunta capitolina guidata da Petroselli, poi passato all'attuale Rifondazione, al Comune di Napoli. Fu l'assenza elettorale dell'area dei "gruppi" che permise a Berlinguer, statista lungimirante ed attento, di cavalcare nel decennio successivo l'onda lunga del 68, fino a raggiungere nel 76 il picco massimo di votanti, sorpassando unica volta nella storia, la Democrazia Cristiana con il 37%, in elezioni di portata europea.
   Il 68 e poi il 69 operaio (ricordo il famoso "buon 69" del Capodanno, con evidenti allusioni erotiche: "quest'anno non si faranno più prove scritte, solo orali") è stato un momento con il sapore della leggenda.
  Nacquero e proliferarono complessi mitici che hanno fatto della musica un fenomeno corale e globale, con partecipazioni da stadio: erano tempi in cui ancora giravano al Festival di San Remo le Nilla Pizzi, più forse i Claudio Villa (senza voler togliere nulla a questi ultimi): la loro musica venne travolta da uno dei più grandi eventi artistici e di costume della storia, il Pop, il Beat, il Rock.
 

    A Roma un gruppo di studenti esterni alla Politica, con tendenze verso il mondo psichedelico, gli "Uccelli" (Montemurro, - ma forse c'era anche Paolo Liguori?), dopo aver scolpito gli intonaci della facoltà di Architettura, occuparono, scalandola, la cupola di S. Ivo alla Sapienza, di Borromini.

Ultima modifica Lunedì 25 Aprile 2011 15:56

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