Al primo anno avevo terminato i ben nove esami entro la sessione di ottobre: a febbraio non potevo dare esami, in quanto non iscritto al secondo anno. Un mio amico, Valerio Diletti, mi chiamò a lavorare nello studio dell'ing. Ziffer, come disegnatore, per progetti esecutivi di industrie nell'area di Castelromano verso Pomezia, primo capostipite di frontiera nord della Cassa per il Mezzogiorno.
Fu allora che iniziai a comprendere alcune particolarità della Cassa: le industrie che si trovano lungo la Pontina erano (e sono) in prevalenza del nord, anzi tedesche (Henkel, Propter & Gamble, etc.);
esse miravano ai contributi statali, per portare nelle loro casse di aziende nordiche capitali di Ente Pubblico, quindi di tutti gli italiani, finalizzati allo sviluppo del Mezzogiorno (altro che quanto afferma Bossi, cioè che il Sud è un carrozzone a rimorchio della economia del nord: anzi, sembra proprio l'inverso).
Per chi proviene dal classico, e quindi non ha mai tenuto una matita in mano, (solo l'esame di disegno dal vero, con un ventiquattro stiracchiato e di Elementi di Architettura mi avevano dato una minima pratica sul foglio di carta lucida) è una "mission impossible". Ma il vero crack psicologico avveniva quando, finito il disegno, bisognava quotarlo al millimetro: la sommatoria delle quote parziali, mai, dico mai, si riconducevano alla quota totale. Cominciai a perdere i capelli, per ore di straordinario non dichiarato, e quindi ovviamente non pagato, al fine di trovare l’errore.
Comunque per gli esami del secondo anno diventai un elemento apprezzato, in quanto avevo acquisito tecnica e velocità nel disegno.
Ma ero richiesto anche per Analisi Matematica n. 2, Geometria Descrittiva, ed altri esami scientifici. La notte ci riunivamo a casa di Antonella Patrioli o di Manuela Ricci, per ripassare le lezioni del giorno:
io, dopo otto ore di lavoro, regolarmente mi addormentavo, ma la mia mente extrasensoriale ascoltava, catalogava, immagazzinava, e, in caso di stallo del gruppo, dava le risposte ai problemi irrisolti, con meraviglia di tutti, ed anche la mia.
Passai poi allo Studio SAIS dell'ing. Spantigati, in viale Regina Margherita, dove progettavamo complessi scolastici per la Somalia.
Erano tempi in cui la Somalia era nell'area di influenza cinese, e si parlava di un paese in via di grande sviluppo: ben altro di oggi, quando vediamo la Somalia invasa dalle forze etiopi, e la comunità internazionale sta a guardare (non è mica il Kuwait).








