Martedì 01 Dicembre 2009 15:19

11 -Trenta e lode

Scritto da  Guido del Cornò
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cin1tagliata_400ESAME DI ARCHITETTURA DEGLI INTERNI 

15 - TRENTA E LODE

  Nel mezzo del cammino di nostri studi, in gruppo con Antonella Patrioli, Flavio Branciaroli, Lembo, raggiungemmo l'apice della qualità progettuale.

  Erano disegni di una bellezza incredibile, una qualità non più ripetibile: al corso di Architettura degli Interni, con il professor Chiarini, dovevamo progettare un cinema in un lotto rettangolare a via Cola di Rienzo, area allora libera. 

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  Ai lati longitudinali mettemmo una tensostruttura con maglia a 30 gradi, contenente scale e scale mobili, con i percorsi orizzontali che fungevano strutturalmente quali tiranti in lame di cemento armato. 

  Al piano terra, sospesa sul piano garage, vi era una piazzetta pedonale in parte coperta dai volumi scatolari superiori, con accesso a mezzo di due passerelle a ponte, una da via Cola di Rienzo ed una da via Germanico. 

  L'elemento architettonico principale, la sala di proiezioni, era un volume sospeso tra le due strutture laterali: platea e galleria erano divisi da un'asola che permetteva la vista dello schermo anche dal sottostante bar;

  il cielo era un sistema di frangisole con elementi prefabbricati in cemento a forma particolare, contenitori di pannelli di luce che, ruotando, chiudevano il soffitto inclinato, permettendo anche la proiezione in alto sulla parete inclinata.

  alle spalle dello schermo un tunnel in vetro, passaggio con andamento in diagonale a raccordare le due strutture;

  distaccato, per permettere il posizionamento dell'addetto alla proiezione con tutte le sue attrezzature, vi era una doppia sala di lettura, con proiezioni simultanee sulle pareti (nella sezione si intravedono i volti di due Beatles, allora in fase di prima notorietà);

  sul prospetto di via Cola di Rienzo, paralleli alla strada, due volumi, di sezione triangolare, sovrastanti uno all'altro, contenenti una sala musica ed una sala giochi;

  a cielo libero, sopra l'ultimo volume, una gradinata per soggiorno e convegni all'aperto. 

  I disegni venivano in prima fase disegnati da me, che ero il più tecnico per il disegno esecutivo; successivamente Flavio, con le sue qualità deliranti di decorazione, riempiva le tavole con sgranature a carboncino, usando le dita come strumento, l'acqua per diluire e slavare: il mio raccapriccio quando vedevo la carta lucida, limpida ed intonsa, arripicchiarsi sotto quel massacro irrispettoso, era altrettanto quanto l'ammirazione per i risultati superbi che si ottenevano. 

  Fu un esame da trenta e lode.

Ultima modifica Lunedì 18 Aprile 2011 14:52

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