nello Studio Valle partecipai alla redazione della Relazione al Piano per un progetto urbanistico di lottizzazione del quartiere Librino di Catania all'interno dello Studio di Kenzo Tange, ospite logistico nello studio Valle: “Nella sua realizzazione concreta il quartiere Librino di Catania è molto distante dall'avveniristico agglomerato urbano disegnato da Tange nel 1972 per accogliere 62 mila abitanti inglobando in un tessuto unico i borghi rurali di Bonaventura, Castagnola, Bummacaro, Moncada, San Teodoro, Grimaldi, Nitta, Sant'Agata, San Giorgio e riequilibrare in questo modo a Sud-Ovest l'asse della città. A Librino vivono 47 mila persone, e il quartiere è uno dei più degradati di Catania, dove si registrano alte punte di disagio sociale e di criminalità. Tutt'altro rispetto alla città moderna e funzionale sognata da Tange. L'architetto giapponese aveva ricevuto nel 1970 l'incarico di elaborare il piano particolareggiato per Librino, nell'ambito del piano regolatore generale di Luigi Piccinato adottato nel 1964 e approvato nel 1969. Tange consegnò il suo progetto nel 1972, e l'amministrazione lo rese esecutivo 4 anni dopo. Ma i fantasiosi scen
ari urbani ideati dall'architetto nipponico sono divenuti negli anni un simbolo di abbandono”. (Corriere della Sera.it 22703/2005) Sempre negli anni 60, con la fusione di due studi (Peter Cook, Dennis Crompton e Warren Calk, da una parte; David Green, Ron Herron e Michael Weeb dall'altra) nacque l'Architettura Megastrutturale del Gruppo Archigram.

La maglia strutturale del Gruppo si attestò sul quarantacinque gradi, con una orditura ortogonale posizionata in diagonale; l'Immaginario del Gruppo prevedeva sempre all'apice della maglia il posizionamento di una gru fissa, stanziale, che permettesse la continua trasformabilità dell'Habitat, continuamente "in fieri"; ho ritrovato questa immagine (la gru per la costante manutenzione e trasformazione dell'edificio) in tanti organismi abitativi e di uffici a Londra. E’ stato negli anni '60 noto per una visione della città e dell'habitat per i tempi di allora all'avanguardia, per una città da progettare come un unico organismo supertecnologico, ma senza sfociare nell'utopia o nella favola; purtuttavia, se anche abbiamo sostenuto che "la fantascienza dell'altro ieri è la scienza di ieri" e "l'utopia di ieri è la filosofia di oggi", purtroppo il pensiero e la cultura urbanistica ed architettonica non sono state al passo con i tempi, e non hanno fatto frutto degli esperimenti e delle provocazioni di tanti Grandi poi passati nel dimenticatoio.

Qui facciamo una breve rassegna storica di questo Gruppo, citando da fonti web (www.neomalab.org). "Il gruppo Archigram nacque in Gran Bretagna attorno al 1960 dall’incontro dei componenti di due studi di architettura: Peter Cook, Dennis Crompton, Warren Chalk da una parte e David Greene, Ron Herron e Michael Weeb dall’altra. Il gruppo pubblicò l’omonima rivista dal 1961 al 1970. Il nome “Archigram” doveva evocare «un messaggio o una comunicazione astratta: telegramma, aerogramma, ecc. » La rivista costituì lo strumento di un’identità di gruppo, ossia lo strumento attraverso il quale esprimersi a una sola voce, mentre raramente i suoi membri si trovarono a lavorare insieme ad uno stesso progetto (la mostra Living City, del 1963, fu la prima e unica volta). Le proposte di Archigram costituirono una particolare sintesi tra la cultura pop inglese e la fiducia nelle nuove tecnologie al servizio della società. Ciò che contraddistinse Archigram da altri megastrutturalisti fu la piena assunzione della cultura popolare della società di massa e dei nuovi bisogni legati alla standardizzazione, alla produzione seriale, all’impiego di nuovi materiali e nuove tecnologie come quella elettronica e spaziale. Questa totale dedizione al presente e alla ricerca di immagini che fossero appropriate alle nuove necessità della società tecnologica, ebbe delle conseguenze determinanti, nel corso degli anni sessanta, per quanto riguarda l’idea stessa di megastruttura. Se inizialmente e fino alla metà degli anni Sessanta, Archigram si dedicò a progetti megastrutturali, tra cui i più importanti Plug-in City di Peter Cook e Walking City di Herron, entrambi del 1964, successivamente l’attenzione venne concentrata nella progettazione di “habitat portabili”, che dovevano “liberare” l’uomo dell’architettura stessa."
“Archigram Group” era anche il titolo della rivista pubblicata dal gruppo, al quale presero parte Warren Chalk (1927), Peter Cook (1936), Dennis Crompton (1935), David Greene (1937), Ron Herron (1930) e Mike Webb (1937). L’Archigram Group nasceva dalla necessità, sentita dai suoi esponenti, di dare risonanza a una voce fortemente polemica nei confronti dell’arretratezza tecnologica nella pratica e nella normativa edilizia, e dalla volontà di proporre soluzioni di gusto pop, avveniristico e surreale, non necessariamente finalizzate alla realizzazione concreta. Tali posizioni prendevano corpo in un contesto storico e sociale segnato da grandi aspettative verso lo sviluppo tecnologico ed energetico. Gli architetti del gruppo svolsero principalmente attività di ricerca, in particolare nel campo della progettazione di grandi strutture urbane: i complessi disegnati, utopici e fantastici, si proponevano come risposta alle esigenze della società di massa. L’aspetto oggi più apprezzato è l’alta qualità grafica dei progetti, alla quale concorrono soluzioni mutuate dal fumetto, dal disegno meccanico e dalla comunicazione giovanile.
Il gruppo si fece conoscere con la mostra “Living City”, organizzata a Londra nel 1963; tra i progetti più notevoli ricordiamo la Walking City (1963) di Ron Herron e Brian Harvey; l’Entertainments Tower di Montréal e la Plug-In City (1963-64) di Peter Cook; The Cushicle di Mike Web (1967). enciclopedia incarta
33 - GRUPPO ARCHIGRAM










