74 - FAVOLE ITALIANE
Vi racconto una storiellina, ammesso che sia vera.
Nel 1990, per il complesso ricettivo e sportivo, il Decathlon Club, che stavamo realizzando a Nettuno, avevamo acquistato direttamente dall'Inghilterra due bus bipiano, ove alloggiare una boutique itinerante ed un piccolo ristoro per il lago balneabile.
Un giorno suonarono al citofono dell'Ufficio di Roma dove lavoravamo, in via Oderisi da Gubbio.
DECATHLON CLUB A NETTUNO
Alzo la cornetta: "Ispettore Tal de’ Tali" mi rispondono;
ed io: "ma vattene affanc…" pensando al solito scherzo dei ragazzi del ferramenta sottostante, che si annunciavano sempre come l'Ufficiale Giudiziario, o come l'Ispettore delle ASL.
Risuonarono. "C'è qualcosa che non va" dissi tra me e me.
" Ispettore Tal de’ Tali " ribadirono.
Mi prese un colpo quando sentii salire contemporaneamente per le scale e con l'ascensore, per impedire linee di fuga.
Era un semplice controllo per verificare la regolare importazione dei due bus, il cui sdoganamento era stato eseguito in maniera imprecisa dal fornitore.
Semplice controllo divenuto un incubo. Mi chiesero dove fossero i libri sociali. "Dal commercialista", mostrando il regolare volantino con la dichiarazione relativa. "Andiamoci". "Ora non posso, stavo uscendo". "Le conviene venire..."
"Telefono per disdire l'appuntamento..."
"Lei non può usare il telefono..." con fare intimidatorio. "Ma come..."
Compresi che non era aria. Dissi al ragioniere anziano che stava lì, ammiccando: "telefona all'arch. Paolo (mio socio) dicendogli che sto andando dal commercialista.." ovviamente intendendo di far avvisare il commercialista. Lui telefonò dicendo: "Del Cornò sta andando dal commercialista". "E chi se ne frega" fu probabilmente la risposta silenziosa del mio socio.
Arrivammo dal commercialista con le due minacciose guardie del corpo.
"Mostrate i libri sociali ... No, voi non avete capito, da qui non ci muoviamo, a meno che ...: altrimenti verranno quelli cattivi, e rivoluzioneranno tutti i clienti di questo studio..."
Feci una colletta silenziosa tra tutti i presenti, uscimmo ed andammo via con la loro macchina; in mezzo al traffico porsi la busta, per non aver commesso niente. Uscii dalla macchina sudato di rabbia e di urla sopite, per il pizzo estorto. Girai tutto il giorno inebetito nel traffico: giurai : "da oggi denuncerò in tutti i modi questi abusi".
UN'ALTRA FAVOLA ITALIANA Vi racconto un'altra storiellina, ancora sulle ASL nostrane, per dipingere immaginariamente quali soprusi sono tenute a sopportare le tanto criminalizzate imprese italiane.
Nel 1993, il primo giorno di lavoro di un cantiere, una terna di operai mandati dalla ditta fornitrice di una piattaforma autosollevante, stava montando le colonne strutturali. Passa un solerte ispettore, chiede chi dei tre sia in possesso del tesserino di Pronto Soccorso; nessuno lo aveva, il solerte ispettore sospese il lavoro: figura di merda, cammuffata nei confronti dei condomini con la scusa che mancava un pezzo essenziale, e che sarebbero tornati il giorno dopo; e così fecero, tornando con un altro operaio che aveva seguito il relativo corso di Pronto Soccorso. Ma il solerte ispettore se ne andò con una sottile minaccia, del tipo: "Tanto non cercavamo voi, ma la ditta madre: ritorneremo". Dei nostri, nessuno aveva il tesserino, non eravamo ancora a conoscenza dell' obbligatorietà di “uno ogni tre persone”. Ironia della sorte, contemporaneità almeno da sorpresa, il giorno dopo un funzionario di un'ASL di altro territorio, ci telefona, fornendo un servizio di corso rapido, attraverso una struttura collaterale, e chiedendo di fornire per fax i nominativi di tre operai che avrebbero dovuto seguire il corso.
Dopo pochi giorni altra telefonata, chiedendo un appuntamento: erano già pronti i tesserini di frequenza dei corsi, - mai attivati, - la fattura regolare, fattura regolarmente pagata. Il giorno dopo ripassarono gli Ispettori, trovando tutto a posto, ma fecero comunque un verbale, di quelli leggeri, al fine di dimostrare il loro intervento;
causale del verbale un futile motivo: nel nostro Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.) non sarebbe stato descritto a sufficienza il tipo di lavoro, la descrizione di "ristrutturazione della facciata" non era sufficiente.
Ancora una volta, la favoletta possibile ironizza sul comportamento di ispettori solerti, che, invece di accompagnare le imprese verso un più corretto comportamento sul tema della sicurezza e dell'igiene ambientale del posto di lavoro, taglieggiano in linea ufficiale, e non solo, le imprese.
Inutile dire che comunque immediatamente sono stati mandati i nostri operai a corsi veri e regolari.










