L'uomo di Vitruvio diviene il tema centrale di Leonardo per una Architettura - ed uno spazio intorno all'uomo - a misura dell'uomo stesso: e diviene il motivo conduttore di tante concezioni dell'arte (non ultimo il Modulor di Le Corbusier) e tema inquietante di un film quale "il Codice da Vinci". La celebre immagine è conservata nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Il disegno vuole rappresentare la centralità dell'uomo, ed è oggi nelle tasche di tutti gli italiani e di molti europei, essendo il simbolo impresso sulla moneta da un euro. Leonardo lo realizzò nel 1490, riprendendo il testo del terzo libro del De Architectura del celebre architetto romano Vitruvio, riguardante le proporzioni umane: "Vetruvio architetto mette nella sua opera d'architettura che le misure dell'omo sono dalla natura distribuite in questo modo. Il centro del corpo umano è per natura l’ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso, mani e piedi allargati, e si punta un compasso sul suo ombelico, si toccherà tangenzialmente, descrivendo un cerchio, l’estremità delle dita delle sue mani e dei suoi piedi". E' così che Leonardo scriveva dell'opera che aveva appena realizzato. Il suo uomo si iscrive in modo perfetto, in piedi con le gambe e le braccia allargate, nelle figure geometriche considerate perfette: il cerchio e il quadrato.
L’Uomo è al centro dell’Universo; e l’Universo è attorno all’Uomo come il “suo” luogo, il luogo in cui lui esiste, che lui conosce, nel quale lui conduce e fa la propria esperienza; quella esperienza che lo fa crescere e salire – lo fa evolvere – nella comprensione e nell’apertura di coscienza cosmica e che lo avvicina a Dio.
In verità, l’Universo è la creazione di Dio e, come tale, davanti a Lui, tutto ha una pariteticità di valore; ma dal punto di vista dell’Uomo, l’Universo è il giardino dell’Eden, creato per lui e al centro del quale ci sono (e Dio ha posto) lui e la sua esperienza.
Il cammino dell’esperienza per crescere e per salire nasce dalle domande che l’Uomo, gettato nell’Universo e nel suo ignoto, si pone. Tutti i popoli hanno miti cosmologici e di cosmogenesi; e sono questi, queste risposte che l’uomo, anche primitivo, si è dato, la testimonianza e la prova di queste domande che sempre e ovunque si è posto. L’Uomo dunque guarda in alto, al cielo, guarda alle stelle che brillano in esso e si pone domande, ma “le stelle stanno (anch’esse) a guardare”, non rispondono. La riposta infatti è nel cuore del’Uomo, è nel suo animo e nel suo profondo. È lì che si deve guardare.
E allora torniamo alla psicologia, alla filosofia, alla mitologia. Torniamo al Sacro. Torniamo agli interrogativi che pone la parapsicologia e al cammino che con essa si inizia. Torniamo alla speranza e alla luce che ci dà il concetto della sopravvivenza. Ma quando qui parliamo dell’ “Uomo”, facciamo uso di questa parola solo in base alla nostra esperienza antropologica e terrena, l’unica che abbiamo. In effetti, dovremmo riferirci a tutti gli Esseri dotati di consapevolezza e di coscienza che esistono nell’Universo qualunque sia la loro Forma apparente, in qualsiasi Dimensione e Piano esistenziale esistano, quale che sia il “giardino dell’Eden” al centro del quale sono stati posti e conducono la loro esperienza. (elucubrazioni dal web)










