
Si tratta di un palazzo nel quartiere Prati di Roma, nei pressi di piazza Mazzini, di un buon livello architettonico, datato di circa 50 anni.
Durante l'esecuzione di questi lavori mi sono nate le seguenti riflessioni.
Gli angoli del palazzo sono trattati con un ordine architettonico imponente ed emergente, tipico del trattamento dello spigolo di tanta architettura madrilena (vedi foto n. 1 e 2)
Nel prospetto principale su via Nicotera - angolo con via S. Felice - emerge un manufatto con archi e tetto, di grande interesse architettonico, una volta adibito a stenditoio, ormai in disuso, che insiste sull'ampio terrazzo, dividendolo in due settori (foto n. 3).
I vani scala, a loro volta, escono sul terrazzo con torrini di accurata fattura, con ricamature di tegole (foto n. 4): ai loro fianchi, sempre nello stesso piccolo corpo di fabbrica, vi sono due ambienti, a loro volta in disuso, una volta adibiti a locale lavatoi e cassoni. Sono otto scale, quindi abbiamo sedici piccoli ambienti inutilizzati, e ricettacoli di sporcizia e di animali.
Le normative vigenti impediscono il riutilizzo di questi ambienti, per giusto timore di un ampliamento delle superfici e volumetrie abitate, e per ostacolare fenomeni grettamente speculativi, ma con l'ottusa incapacità di intravedere e proporre altre funzioni a servizio dell'uomo.
E' evidente che tali ambienti non devono passare alla proprietà del singolo privato: ciò porterebbe certamente a fenomeni di speculazione economica.
Ma potrebbero essere recuperati alla fruibilità sociale: se non a servizio del pubblico (per impedire un via vai di estranei all'interno di un palazzo), potrebbero essere adibiti al servizio di quel piccolo microcosmo sociale che è il Condominio, offrendo tante funzioni pluralistiche, che all'interno delle singole abitazioni sono negate.
Nell'antico stenditoio, vetrandolo, si potrebbero contenere funzioni di soggiorno collettivo: un semplice mega plasma porterebbe a diverse abitudini di relazioni umane e di buon vicinato; un buon impianto hi-fi forse avvicinerebbe i condomini più giovani.
Ed i piccoli 16 ambienti potrebbero diventare altrettanti laboratori per arti, mestieri e tempo libero: in casa dipingere o creare statue è poco agevole e sporca: questi ambienti, recuperati come tanti piccoli "studi" possono riaccendere la fantasia.
Infine la terrazza: così non attrezzata, non invita al suo utilizzo. Ma con i dovuti accorgimenti, con la creazione di varie zone diversamente arredate, si può arrivare alla realizzazione di zone-palestra, idromassaggi (ad esempio gli alberghi di Ischia sono sempre attrezzati in terrazza con vasche idromassaggio, in quel caso con acque termali, vista la forte presenza di acque vulcaniche), solarium, zone ballo, roof-garden (nell'albergo Alimandi, nella vicina via Tunisi, prospiciente le Mura Vaticane, nel 1986 ho realizzato un incantevole "giardino in terrazza", punto di incontro di tanti amici, anche non residenti in albergo).
A questo punto nasce l'esigenza di modificare le normative edilizie e di attuazione dei Piani Regolaori. E gli Architetti, troppo spesso non propositivi, (e timidi elementi attuatori di leggi statiche ed obsolete) si dovrebbero far carico di creare una cultura adeguata in materia, al fine di dare un supporto ideologico ai legislatori.
CAPITOLO 2°
Sono ormai finiti i lavori di ristrutturazione di alcuni lastrici solari in via Nicotera 29, di cui sono stato Direttore Lavori.
Già ho scritto nel numero precedente le riflessioni circa l'opportunità di recupero all'utilizzo sociale di terrazze, ambienti tecnici ormai liberati dalla loro funzione iniziale (locali cassoni ormai asportati, stenditoi): il tutto a dispetto e contro regolamenti edilizi ormai desueti e non al tempo con le nuove realtà.
Quando vedo il meraviglioso capolavoro architettonico di cui vedete sopra le foto, mi sembra un urlo contro l'intelligenza umana e contro ogni concetto di economia il fatto che questo manufatto sia inutilizzato e lasciato al degrado, in quanto le leggi impediscono la possibilità di riutilizzo a nuove funzioni: lascio all'immaginazione del lettore che cosa si potrebbe fare in questo magico spazio.
Qui sotto riporto quanto già scritto nell'articolo precedente:
"Gli angoli del palazzo sono trattati con un ordine architettonico imponente ed emergente, tipico del trattamento dello spigolo di tanta architettura madrilena (vedi foto n. 1 e 2)
Nel prospetto principale su via Nicotera - angolo con via S. Felice - emerge un manufatto con archi e tetto, di grande interesse architettonico, una volta adibito a stenditoio, ormai in disuso, che insiste sull'ampio terrazzo, dividendolo in due settori (foto n. 3).
I vani scala, a loro volta, escono sul terrazzo con torrini di accurata fattura, con ricamature di tegole (foto n. 4): ai loro fianchi, sempre nello stesso piccolo corpo di fabbrica, vi sono due ambienti, a loro volta in disuso, una volta adibiti a locale lavatoi e cassoni. Sono otto scale, quindi abbiamo sedici piccoli ambienti inutilizzati, e ricettacoli di sporcizia e di animali.
Le normative vigenti impediscono il riutilizzo di questi ambienti, per giusto timore di un ampliamento delle superfici e volumetrie abitate, e per ostacolare fenomeni grettamente speculativi, ma con l'ottusa incapacità di intravedere e proporre altre funzioni a servizio dell'uomo.
E' evidente che tali ambienti non devono passare alla proprietà del singolo privato: ciò porterebbe certamente a fenomeni di speculazione economica.
Ma potrebbero essere recuperati alla fruibilità sociale: se non a servizio del pubblico (per impedire un via vai di estranei all'interno di un palazzo), potrebbero essere adibiti al servizio di quel piccolo microcosmo sociale che è il Condominio, offrendo tante funzioni pluralistiche, che all'interno delle singole abitazioni sono negate.
Nell'antico stenditoio, vetrandolo, si potrebbero contenere funzioni di soggiorno collettivo: un semplice mega plasma porterebbe a diverse abitudini di relazioni umane e di buon vicinato; un buon impianto hi-fi forse avvicinerebbe i condomini più giovani.
Ed i piccoli 16 ambienti potrebbero diventare altrettanti laboratori per arti, mestieri e tempo libero: in casa dipingere o creare statue è poco agevole e sporca: questi ambienti, recuperati come tanti piccoli "studi" possono riaccendere la fantasia.
Infine la terrazza: così non attrezzata, non invita al suo utilizzo. Ma con i dovuti accorgimenti, con la creazione di varie zone diversamente arredate, si può arrivare alla realizzazione di zone-palestra, idromassaggi (ad esempio gli alberghi di Ischia sono sempre attrezzati in terrazza con vasche idromassaggio, in quel caso con acque termali, vista la forte presenza di acque vulcaniche), solarium, zone ballo, roof-garden (nell'albergo Alimandi, nella vicina via Tunisi, prospiciente le Mura Vaticane, nel 1986 ho realizzato un incantevole "giardino in terrazza", punto di incontro di tanti amici, anche non residenti in albergo).
A questo punto nasce l'esigenza di modificare le normative edilizie e di attuazione dei Piani Regolatori. E gli Architetti, troppo spesso non propositivi, (e timidi elementi attuatori di leggi statiche ed obsolete) si dovrebbero far carico di creare una cultura adeguata in materia, al fine di dare un supporto ideologico ai legislatori."










