
IMMAGINI DEL DECATHLON CLUB A NETTUNO
Questo capitolo sulle piscine e le relative norme, tratta il tema della trattabilità dell’acqua, per renderla pura, luminosa, lucida e sana:
quasi una Canzone di Battisti: Acqua Azzurra, Acqua Chiara.
L’acqua delle piscine, per rimanere chiara ed in assenza di elementi patogeni, priva quindi di batteri, virus, alghe ed altri microrganismi, sostanze organiche ma anche inorganiche in sospensione, deve essere sottoposta ad un trattamento complesso con varie fasi di depurazione.
FILTRAGGIO
La prima fase consiste in un’opera di filtraggio meccanico e non chimico, attraverso il passaggio dell’acqua in adeguati filtri di sabbia di quarzo, che trattengono e rimuovono capelli, peli, foglie ed ogni altro tipo di materiale di origine organica o inerte in sospensione di una certa dimensione, rilevabile dall’occhio umano.
I successivi processi di flocculazione, per elementi inferiori ad un micron o per sostanze dissolte, quindi di dimensioni nanometriche, vengono attuati invece mediante la destabilizzazione delle particelle colloidali tramite l’aggiunta di reagenti chimici con proprietà coagulanti:
le particelle così destabilizzate, trasformate in microfloc, subiscono un aumento di peso specifico, e quindi si depositano verso il basso in vasche di decantazione o in fondo alla piscina:
in tal modo possono venire rimosse a mezzo di filtri o con aspirazione meccanica.
L’ aspirazione può essere manuale (a mezzo di spazzoloni aspiranti passati da un addetto sul fondo), o automatica (a mezzo di piccoli robot semoventi, che setacciano la superficie del fondo cambiando direzione ogni volta che urtano contro le pareti verticali della piscina).
Fino a questo punto l’acqua è stata pulita dalle particelle in sospensione, sia organiche che inerti: ora nasce il problema della vera e propria depurazione da microrganismi, cioè della sua disinfezione.
DEPURAZIONE
Negli impianti di ultima generazione, l’acqua deve risultare leggermente salata, con quattro grammi di sale per litro; tale proporzione è assimilabile alla percentuale di sale contenuta nel corpo umano (l’acqua di mare invece contiene circa 34 grammi per litro).
L’affinità delle percentuali alla fisiologia umana rende l’acqua anti-allergica, non irritante per la pelle, per le mucose, per gli occhi, la rende quindi sana e molto chiara, l’acqua così arricchita di sale (formula chimica: NaCl, cloruro di sodio) successivamente viene fatta passare in una cellula di elettrolisi, che produce il cloro, o meglio l’ipoclorito di sodio (NaClO), potente sterilizzante (più noto come candeggina o varechina in una soluzione al 5 per cento con acqua).
Attualmente gli impianti di ultima generazione, basati sulla salinità dell’acqua, producono quindi autonomamente l’ipoclorito di sodio direttamente dall’apparecchio di elettrolisi;
per tale motivo il cloro non viene aggiunto come si faceva un tempo, in fase di archeologia industriale, (manualmente, meccanicamente o con meccanismo automatico a goccia) in un processo di manutenzione di difficile controllo, nonché di più facile errore.
Tutto ciò riduce anche il problema di approvvigionamento e di stoccaggio del cloro stesso – comunque sempre potenziale causa di pericolo - , con evidente vantaggio di affidabilità e di costi.
Per ottenere il rapporto di quattro grammi per litro (in percentuale 4 per mille, ben lontano dal rapporto di 5% della varechina), si dovranno dissolvere quattro chilogrammi di sale, di tipo rigorosamente alimentare (anche se industriale e specifico per piscine), per ogni metro cubo di acqua contenuta nella piscina, gettandolo direttamente in piscina, ed aspettandone il discioglimento:
“pare quasi che l’acqua sia pronta per gettare la pasta”.
Ed infatti, dopo 24 ore dalla diluizione del sale, si farà passare l’acqua ad alto regime attraverso la centralina di elettrolisi, per raggiungere la concentrazione di cloro ottimale, oltre i 0.5 milligrammi per litro.
Il dosaggio deve essere subordinato a tante variabili:
prima di tutto l’affluenza di bagnanti: ogni utente produce un incremento di microrganismi che varia da 1.000.000 fino a 1.000.000.000 di microrganismi patogeni, dipendente dall’igiene e dallo stato fisico delle persone;
il consumo di cloro è subordinato a molti fattori, come la temperatura dell’acqua e dell’ambiente, delle condizioni meteorologiche di umidità ed elettricità dell’aria, la velocità di ricircolo, l’aggiunta di. acqua in relazione alla evaporazione e alla perdita della stessa per mancata tenuta della vasca;
ed ancora altre variabili di tipo strutturale: piscina coperta o esterna, addirittura forma della piscina, struttura dell’impianto a mezzo skimmers o bordo sfioratore, etc.
TRATTAMENTO ANTI-ALGHE
A volte nonostante la presenza di cloro il PH della piscina supera il valore di 7.2, oltre il quale vengono abbattute le proprietà del cloro stesso, favorendo la formazione di alghe, e la irritabilità di mucose e degli occhi in caso di aggiunta di cloro
Per ovviare a tale inconveniente, si fa uso di additivi granulari a base di acido cianidico o isocianurico, o altro trattamento antialghe.
La concentrazione di cloro e di acido, ed il conseguente PH, viene rilevata a mezzo di reagenti colorimetrici: il colore del liquido prelevato, sottoposto al reagente, dovrà essere contenuto tra i due valori di massimo e minimo contenuti nel modello di cromia in dotazione in tutti i kit di analisi.
Il metodo è simile a quello della “cartina di tornasole”, carta impregnata con colorante vegetale (il tornasole, per l’appunto) che possiede la proprietà di colorarsi di azzurro a contatto con sostanze basiche, e di rosso con sostanze acide.
Il test di analisi si presenta sotto forma di una striscia che va immersa direttamente in piscina:
dopo 15 secondi appare il risultato che va confrontato con la relativa tabella, che evidenzia i dati ottimali di tutti i parametri più importanti, e cioè: cloro libero, PH, acido isocianurico, etc).
E così abbiamo scoperto che anche terribili veleni possono essere usati, in modica quantità, per rendere l’acqua a servizio dell’uomo, e a visioni di sogno per l’immaginario collettivo: un’acqua da: “quanno spunta ‘a luna a Marechiaro, anche li pisci ci fanno l’ammure”











