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Mercoledì 18 Novembre 2009 16:45

L'Edilizia odierna nella preistoria

Scritto da  Guido del Cornò
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  Come accennato, il primo sconvolgimento nasceva dagli impianti, ma cominciai a pensare a cosa era successo sotto i miei occhi in cantiere fino a quel momento.
  In qualsiasi altra branca della produzione umana, la realizzazione avviene a mezzo di un montaggio di elementi precostituiti: fin dai tempi della prima rivoluzione industriale, e poi a seguire con la rivoluzione dell’automazione, si costruisce “assemblando”.


  Un emergente comico napoletano, il giovane Fabian Grutt che ho conosciuto l'anno scorso in un laboratorio di cabaret a Roma, in una sua pantomima in gergo napoletano, racconta la sua personale e traumatica esperienza relativa al bricolage (vado a memoria):

 

“l’italiano, la dumenica, adda muntà…
 ma non è quello che vi credete, marpioni…
 c'ha ben altro da fa’ l’italiano, la dumenica…
 nun può pensà a chelle cose…
 lui adda muntà…
 perché il sabato è passato all’Ikea…
ha cumprato nu mobile…
nu scatolone enorme
 la sera l’ha purtat’an coppa…
e la domenica l’adda muntà…” 

 da qui si evidenzia l’idea che anche l’ultimo atto di un’opera edile, l’allestimento della casa, l’arredamento, viene montato.
  Ma fino ad allora, nulla è montato.
  La malta per allettare i mattoni si impasta, il calcestruzzo per le strutture in cemento armato si mischia girando il conglomerato nella betoniera, l’intonaco si sbruffa con la cucchiara e si plasma con il fratasso, la pittura si spennella, ma nulla si monta:
  da quando le case si facevano con lo sterco, il fango, l’argilla, la paglia, qualche pietra, ben poco è cambiato.
  Già, gli strumenti qui citati non danno certo il senso dell’alta tecnologia: il maleppeggio (!!!) non ha certo qualcosa a che fare con l’hi-fi, appare linguaggio proveniente da un altro pianeta decaduto o post-atomico.
  Ed anche l’innovazione dell’ultimo secolo, la grande invenzione del cemento armato, anche questo si impasta.
 
  Direbbe Fabian: “l’uomo, se si vuole costruì la casa, adda ‘mpastà”.


  E’ evidente che quanto realizzato in cantiere impastando in opera, (e non montando ed assemblando elementi creati in fabbrica) è destinato ad essere un numero unico, un pezzo unico ed originale: questo può far sognare i cultori dell'unicità dell'arte, ma l'Architettura ha una funzione ed una dimensione che vanno oltre i limiti ristretti e a volte ottusi dell'arte.
   In pratica, riferendosi anche alle architetture del passato, il procedimento di impasto e di mescolanza risulta poco diverso da quello che fa lo scultore, che aggredisce e plasma la materia, ed il cui fine primario non è quello di creare spazi fruibili per l'uomo.
    Ma purtroppo quanto eseguito nell'ultimo secolo ha conseguito ben altri risultati rispetto al passato.
 
   La grande architettura del passato aveva come committente principale il grande potere: il Faraone, l'Imperatore, la Chiesa, il signorotto illuminato.
   L'enorme disponibilità economica permetteva ai grandi mastri (gli Architetti di allora: non vi era certo la facoltà di Architettura o di Ingegneria) di creare architetture irripetibili.
   Ma qui vogliamo cogliere quanto ci proviene dal passato nel campo dell'architettura minore, l'edilizia residenziale e l'urbanistica per ceti medi o meno abbienti: in quanto questo risulta essere il tema predominante per l'edilizia di oggi, in pieno urbanesimo post-metropolitano:
   ad esempio il borgo intorno ai grandi centri urbani aristocratici o ecclesiastici;
 
  la casba nei paesi arabi: la più nota è la casba algerina, rivisitata in film epici quali "La battaglia di Algeri", o in quello forse più popolare "Totò le mocò"; o  il  paesetto medioevale arroccato intorno la rocca ma dentro le mura.
  Anche i nostri predecessori impastavano malte, muravano mattoni, intonacavano pareti, le pitturavano: ma il tutto per creare spazi fruibili, lo spazio esterno ed interno si fondevano in un tutt'uno senza soluzioni di continuità, gli interni non finivano con la facciata, fondendo in un unico progetto architettura ed urbanistica.

   visitate Bomarzo, e non parliamo del più noto "giardino dei mostri", ma del paesetto medioevale: non si comprende mai se si è in un interno o in un esterno, la continuità è fluida; le facciate, limite dei volumi chiusi, sono contemporaneamente pareti interne dei volumi aperti.

Ultima modifica Lunedì 02 Maggio 2011 15:10

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