Come accennato, il primo sconvolgimento nasceva dagli impianti, ma cominciai a pensare a cosa era successo sotto i miei occhi in cantiere fino a quel momento.
In qualsiasi altra branca della produzione umana, la realizzazione avviene a mezzo di un montaggio di elementi precostituiti: fin dai tempi della prima rivoluzione industriale, e poi a seguire con la rivoluzione dell’automazione, si costruisce “assemblando”.
32 - IN EDILIZIA LA STORIA E' ANCORA FANTASCIENZA
La fantascienza dell'altro ieri è la scienza di ieri.
L'utopia di ieri è la filosofia di oggi.
La visione preveggente di un passato prossimo è la descrizione, secondo l'immaginario collettivo, della realtà attuale.
Ma quello che progettavamo trentacinque anni fa, negli anni 60, non era il frutto di pura fantasia onirica, o di elucubrazioni psichedeliche: era frutto di meditazione tecnica, di innovazioni di ingegneria strutturale, di architettura pensata nello spazio e nel "fieri" del tempo; e continuiamo a precisare che, in contemporanea, persone che non si conoscevano, che non avevano modo di attingere idee ed immagini dall'altro, di diversa leva ed estrazione (l'arch. Valle, già allora affermato ai più alti livelli, ed il nostro gruppo di studenti di Architettura, da poco nato e formato da allora ragazzi), progettavano, per organismi diversi e dislocati agli antipodi del mondo, volumi e strutture con incredibili analogie, tutte apparentabili ad une edilizia che poteva apparire di fantascienza.
Ma fantascienza non era.
Il padiglione italiano all'expò di Osaka, ed il nostro cinema progettato per un lotto in via Cola di Rienzo a Roma, sono apparentati da una simile tipologia di pensiero.
29 - IN EDILIZIA SI IMPASTA E NON SI ASSEMBLA
Qui auspichiamo che l'edilizia nell'immediato futuro esca dalla preistoria.
Tutte le altre discipline industriali ormai sono completamente nel presente, se non addirittura nel futuro (con l'high tech): gli elementi vengono assemblati, collegati, con precisione matematica, tanto che il tutto può essere eseguito da robots e non più da uomini, che possono sbagliare. Ma non parlo di prototipi Lamborghini Galiardo o Murcielago.
Parlo della normale industria automobilistica, quella commerciale, un qualsiasi Fiat cinquecento, una Opel Agila tutt'altro che astrale; o di un semplice elettrodomestico, con circuiti elettrici stampati o pressofusi, e non con impianti eseguiti da biechi "sbucciafili" quali sono gli elettricisti dediti all'edilizia; dove, per citare un solo elemento qualsiasi, la coibenza al rumore (nel caso dell'automobile, ad esempio) o alla temperatura (nel caso del frigorifero, ad esempio), non viene ottenuta impastando con una betoniera "scarcagnata" palline di argilla espansa, o infrapponendo pannelli di poliuretano mal tagliato tra soffitto e controsoffitto (per inciso, il poliuretano può essere pensato ed usato anche come materiale nobile o con funzioni esteticamente e funzionalmente all'avanguardia: basta solo pensare che gli alettoni aerodinamici che vediamo nelle due immagini possono essere realizzati, - e forse lo sono, - in poliuretano rivestito di resina, leggerissimo e resistentissimo all'azione meccanica dell'atmosfera presa ad alta velocità).
Invece in edilizia tutto si impasta: si impasta la fondazione, si impasta la struttura portante (travi e pilastri), si impasta il calpestio (i solai), il tutto mischiando quattro componenti - sabbia, ghiaia, cemento ed acqua; miscuglio che viene chiamato calcestruzzo, gettato in opera in casseforme di legno, ove prima vengono posizionate le gabbie di tondino di acciaio, che abbina la sua forza a quella del calcestruzzo, formando quella strana mistura di componenti eterogenei, che viene definita "cemento armato". Si impasta poi quella strana mistura di sabbia e cemento per formare i massetti di posa dei pavimenti e le pendenze sui terrazzi; si impasta la malta per la posa in opera di intonaci, curiosa forma di finitura di muri, completamente diversa dai rivestimenti di carrozzeria per qualsiasi altro manufatto industriale; si impasta addirittura anche il colore della tinteggiatura, mescolando alle basi terre colorate (o ossidi industriali), plasmandole sugli intonaci con quell'orrendo strumento che è la pennellessa (non usata in alcun altro meccanismo di coloritura in altre branchie dello scibile umano): ben altro dalle verniciature metallizzate, vetrificate, sfumate, cotte al forno, delle peggiori carrozzerie di pur misere utilitarie da quattro soldi.
In pratica, in edilizia si impasta e non si assembla.
21 - L'ENERGIA NELL'EDILIZIA
Finalmente anche nell'edilizia timidamente sta nascendo la tendenza della produzione diretta di energia elettrica e calore, direttamente dal produttore al consumatore; ma tale tendenza non si arricchisce della cultura estetica del progettista.
E così nascono quelle orrende costruzioni, ove, sovrapposti ai tetti di tegole, insistono imperiosi orrendi pannelli solari con incorporato boiler.
Come se, quando è nata la lavatrice, al posto dei locali lavatoi che sorgevano tra i tetti, si fossero messe tra i tetti a vista le lavatrici: non sarebbe nemmeno impossibile, infatti questo purtroppo è stato fatto per le antenne TV.
Manca la cultura della progettazione:
se nell'industria automobilistica ad esempio nasce l'esigenza del tom-tom, solo i primi vengono progettati come elementi aggiunti, in quanto le autovetture non erano predisposte; ma i nuovi modelli vengono subito pensati ed integrati nell'abitacolo con elementi ad incasso, eleganti nella consolle, come ogni altro gruppo ottico del quadro comando.
In edilizia no:
nasce l'esigenza del climatizzatore? Le facciate vengono immediatamente deturpate da orrendi mostri aggiunti, anche nelle nuove costruzioni.
Nell'industria automobilistica no: il climatizzatore è perfettamente integrato anch'esso nella consolle, le bocche di emissione sono parte integrante del rivestimento; nasce l'esigenza dell'hi-fi? nelle case pullulano orrende torri di componenti sovrapposti, quantità infinite di fili elettrici e di distribuzione del suono, casse invasive di frazionati dolby-sistems.
Nell'automobile dello stereo vedi solo la mascherina luminescente, l'amplificatore è nascosto, le casse sono integrate nella carrozzeria.
E adesso i pannelli solari:
non si prova nemmeno a pensarli come parte integrante della struttura, tegole essi stessi; il boiler potrebbe benissimo essere inglobato lungo tutta la parte più alta del tetto, come un controsoffitto naturale e per di più utile: ma si chiede troppo agli architetti, e all'industria edile che essi rappresentano.
E' evidente che ogni nuovo elemento aggiunto ad un organismo, deve diventare parte integrante della struttura e della morfologia dello stesso.
Nasce l'esigenza dell'energia solare? Non si può aggiungere sul tetto un orrendo elettrodomestico adibito a questo: perché allora non mettere sui tetti anche il frigo o la lavatrice, che così non occupano spazio in casa.
Ogni istante il Sole trasmette sull'orbita terrestre 1367 watt per m². Tenendo conto del fatto che la Terra è una sfera (e quindi i raggi arrivano spesso angolati) che oltretutto ruota, l'irraggiamento solare sulla superficie terrestre mediato sulle 24 ore e sulle 4 stagioni è, alle latitudini europee di circa 200 watt/m².
Un tetto di un palazzo quadrato di lato 20 x 20 = mq. 400 ha un potenziale di produzione tendente a: mq. 400 x 200 watt/m² = watt 80.000, che è una cosa enorme... basta trasformarla (e saperla trasformare in maniera economicamente conveniente).
Purtroppo la ricerca tecnologica non ha raggiunto un punto di economicità soddisfacente nel campo della trasformazione dell'irraggiamento in energia elettrica per prevedere l'impiego su vasta ed in maniera centralizzata rispetto a grandi concentrati urbani.
Lo sviluppo di tecnologie che possano rendere economico l'uso dell'energia solare è un settore della ricerca molto attivo ma che, per adesso, non ha avuto risultati rivoluzionari: forse perché è un campo di ricerca che "non conviene" alle multinazionali dell'energia.
Ma i progettisti, nel frattempo, potrebbero fare di più: rivestire orrendi prospetti, orrende coperture, con un vestito fotovoltaico, possibilmente esteticamente interessante, in maniera che privati e condomini inizino a prodursi in proprio l'energia:
alla convenienza energetica, forse si aggiunge la possibilità (se ben architettata) di "decentizzare" orrendi manufatti e trasformarli in "architetture".
E nelle nuove costruzioni è sufficiente immettere tra gli in-put progettuali i nuovi elementi costruttivi creati dai pannelli solari e dai boilers, rendendoli parte integrante della struttura: qui di seguito con uno schizzo si cerca di evidenziare tale opportunità.
Come accennato, il primo sconvolgimento nasceva dagli impianti, ma cominciai a pensare a cosa era successo sotto i miei occhi in cantiere fino a quel momento.
In qualsiasi altra branca della produzione umana, la realizzazione avviene a mezzo di un montaggio di elementi precostituiti: fin dai tempi della prima rivoluzione industriale, e poi a seguire con la rivoluzione dell’automazione, si costruisce “assemblando”.
Un emergente comico napoletano, il giovane Fabian Grutt che ho conosciuto l'anno scorso in un laboratorio di cabaret a Roma, in una sua pantomima in gergo napoletano, racconta la sua personale e traumatica esperienza relativa al bricolage (vado a memoria):
“l’italiano, la dumenica, adda muntà…
ma non è quello che vi credete, marpioni…
c'ha ben altro da fa’ l’italiano, la dumenica…
nun può pensà a chelle cose…
lui adda muntà…
perché il sabato è passato all’Ikea…
ha cumprato nu mobile…
nu scatolone enorme
la sera l’ha purtat’an coppa…
e la domenica l’adda muntà…”
da qui si evidenzia l’idea che anche l’ultimo atto di un’opera edile, l’allestimento della casa, l’arredamento, viene montato.
Ma fino ad allora, nulla è montato.
La malta per allettare i mattoni si impasta, il calcestruzzo per le strutture in cemento armato si mischia girando il conglomerato nella betoniera, l’intonaco si sbruffa con la cucchiara e si plasma con il fratasso, la pittura si spennella, ma nulla si monta:
da quando le case si facevano con lo sterco, il fango, l’argilla, la paglia, qualche pietra, ben poco è cambiato.
Già, gli strumenti qui citati non danno certo il senso dell’alta tecnologia: il maleppeggio (!!!) non ha certo qualcosa a che fare con l’hi-fi, appare linguaggio proveniente da un altro pianeta decaduto o post-atomico.
Ed anche l’innovazione dell’ultimo secolo, la grande invenzione del cemento armato, anche questo si impasta.
Direbbe Fabian: “l’uomo, se si vuole costruì la casa, adda ‘mpastà”.
E’ evidente che quanto realizzato in cantiere impastando in opera, (e non montando ed assemblando elementi creati in fabbrica) è destinato ad essere un numero unico, un pezzo unico ed originale: questo può far sognare i cultori dell'unicità dell'arte, ma l'Architettura ha una funzione ed una dimensione che vanno oltre i limiti ristretti e a volte ottusi dell'arte.
In pratica, riferendosi anche alle architetture del passato, il procedimento di impasto e di mescolanza risulta poco diverso da quello che fa lo scultore, che aggredisce e plasma la materia, ed il cui fine primario non è quello di creare spazi fruibili per l'uomo.
Ma purtroppo quanto eseguito nell'ultimo secolo ha conseguito ben altri risultati rispetto al passato.
La grande architettura del passato aveva come committente principale il grande potere: il Faraone, l'Imperatore, la Chiesa, il signorotto illuminato.
L'enorme disponibilità economica permetteva ai grandi mastri (gli Architetti di allora: non vi era certo la facoltà di Architettura o di Ingegneria) di creare architetture irripetibili.
Ma qui vogliamo cogliere quanto ci proviene dal passato nel campo dell'architettura minore, l'edilizia residenziale e l'urbanistica per ceti medi o meno abbienti: in quanto questo risulta essere il tema predominante per l'edilizia di oggi, in pieno urbanesimo post-metropolitano:
ad esempio il borgo intorno ai grandi centri urbani aristocratici o ecclesiastici;
la casba nei paesi arabi: la più nota è la casba algerina, rivisitata in film epici quali "La battaglia di Algeri", o in quello forse più popolare "Totò le mocò"; o il paesetto medioevale arroccato intorno la rocca ma dentro le mura.
Anche i nostri predecessori impastavano malte, muravano mattoni, intonacavano pareti, le pitturavano: ma il tutto per creare spazi fruibili, lo spazio esterno ed interno si fondevano in un tutt'uno senza soluzioni di continuità, gli interni non finivano con la facciata, fondendo in un unico progetto architettura ed urbanistica.
visitate Bomarzo, e non parliamo del più noto "giardino dei mostri", ma del paesetto medioevale: non si comprende mai se si è in un interno o in un esterno, la continuità è fluida; le facciate, limite dei volumi chiusi, sono contemporaneamente pareti interne dei volumi aperti.
SCHIZZI ED APPUNTI DURANTE UN CORSO DI SICUREZZA NEI CANTIERI http://www.youtube.com/watch?v=RWd-OAA9ZMw
LOCANDINA DELLA MOSTRA "SCHIZZI ED APPUNTI" VERSI DI GUIDO DEL CORNO' http://www.youtube.com/watch?v=__lf2kI_SlU&context=C3f6a97dADOEgsToPDskI9q4NP_8jXJ8tx_XXc0Oqk
LE FOTO SONO DI DANTE SAVAGNONE: http://www.facebook.com/profile.php?id=100001050998171#!/profile.php?id=100000080933736 INGRESSO
Le foto sono di Dante Savagnone: http://www.facebook.com/profile.php?id=100001050998171#!/profile.php?id=100000080933736 COLAZIONE FRA… 





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