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Mercoledì 18 Novembre 2009 16:45

L'Edilizia odierna nella preistoria

  Come accennato, il primo sconvolgimento nasceva dagli impianti, ma cominciai a pensare a cosa era successo sotto i miei occhi in cantiere fino a quel momento.
  In qualsiasi altra branca della produzione umana, la realizzazione avviene a mezzo di un montaggio di elementi precostituiti: fin dai tempi della prima rivoluzione industriale, e poi a seguire con la rivoluzione dell’automazione, si costruisce “assemblando”.

Pubblicato in Energie Alternative

31 - ENTRARE NELLA STORIA... SI PUO'... SI PUO'

  Dagli articoli che seguiranno sulla EXPO’ STORY, si evince che in situazioni emergenti (appunto le Expò) Architetti ed Ingegneri fin dal lontano 1851 hanno creato delle pagine progettuali di alta tecnologia;
  quindi pensare che una Edilizia Hi-tech possa esistere, si può...
  non è fantascienza, i presupposti per la fuoriuscita dell'Edilizia dalla Preistoria ci sono, le cognizioni tecniche pure, .... , ma la volontà di utilizzare l'hi-tec in produzione di massa, per migliorare l'habitat, renderlo organico e flessibile, riporoducibile, trasformabile, smontabile e rimontabile (quasi come un manufatto arredo dell'Ikea), quella volontà... no, ancora non c'è; anche se "nulla hosta" perchè tale volontà ci sia.
  Vedi il Crystal Palace dell'Expò del 1851: a fine Fiera, fu smontato, e rimontato in altro sito con qualche aggiunta sostanziale ma con le medesime caratteristiche, come si vede nelle foto d'epoca qui sotto:

 CRYSTAL PALACE ALL’EXPO’ DEL 1951

  Come nell'HABITAT DI MOSHE SAFDIE all'Expò di Montreal nel 1967:
  "Un esempio di architettura forse difficile da digerire al primo impatto, ma  flessibile, trasformabile, aggiungibile, decurtabile; un "organismo in fieri" con una tipologia di immagine che affonda le sue radici nella gasba algerina (era attuale ed emergente la Battaglia di Algeri, film del 66 di Gillo Pontecorvo sui dieci anni di lotta di liberazione portati avanti dal F.L.N. - Fronte Nazionale di Liberazione); un'architettura veramente organica, pur nel cubismo di stampo razionalista delle sue forme, organica in quanto organismo come vivente nella sua adattabilità nel tempo e nello spazio alle esigenze degli abitanti  suoi fruitori.
 HABITAT DI MONTREAL
 
 Come nel Padiglione Italiano all'Expò di Osaka, nel 1970, dove viene completamente superato il concetto base di ogni struttura, fatto di pilastri e travi, tamponature e solai, tutti rigorosamente perpendicolari, verticali ed orizzontali.  Erano anni di grande ricerca. Era la vittoria del "trenta gradi" sull'angolo retto. Una vittoria che doveva avvenire, nel mondo del 68 quella sensazione era nell'aria, il “trenta-sessanta” doveva nascere, (come il Messia doveva nascere, chiunque esso potesse essere, nell'anno zero). Lo studio Valle era all'avanguardia per una progettazione rivoluzionaria. Nel 1972 ospitava al suo interno una compagine dello studio Tange, il più noto architetto giapponese.

 PADIGLIONE ITALIANO ALL’EXPO’ DI OSAKA – STUDIO VALLE
  
  E' di un anno prima rispetto ad Osaka, del 1969, il nostro Progetto di un Cinema a Via Cola di Rienzo.

Pubblicato in Dal progetto all'oggetto

30 - SIAMO ANCORA NELLA PREISTORIA: MO' CI USCIAMO, MO’

  Uscire dalla preistoria non è difficile. Quando è stata inventata la ruota, la ruota era già stata inventata: ma veniva usata non come mezzo di locomozione, ma quale mola di tornio per frantumare cereali. Il passo da fare era piccolo per giungere all'intuizione che, oltre all'asino o all'uomo che spingeva il palo della mola, la ruota poteva essere abbinata al cavallo o al bue, per correre ed arare: ma ci vollero circa 10.000 anni, dal 15.000 al 5.000 circa avanti Cristo.
  E così in edilizia: l'industrial-design, la progettazione per attività di hi-tec, l'hi-fi, il web, già usano da molti decenni l'impiantistica integrata e stampata, l'elettronica, la cibernetica; da tempo usano criteri di flessibilità, di trasformabilità,di organicità, di riproducibilità, di stampabilità; e sperimentano nuovi materiali ormai collaudati dal tempo come leghe al tungsteno o al molibdeno, l'acciaio inox, fibre di carbonio, fibre ottiche, comandi vocali, telecomandi.
  L'edilizia no: in edilizia si impasta, a mano o con mezzi meccanici antidiluviani, come la mola trainata dall'asino; in edilizia la porta di ingresso si inchiava a dieci mandate, con chiavi di sicurezza sempre più robuste, sempre più simili a quelle medioevali tornite con tondo del 10;  in edilizia si tirano giù le tapparelle, perchè non si riesce a schermare la luce con sistemi automatici, per non dire ottici, che sarebbe fantascenza; le finestre, tranne che in qualche grande architettura (quella rappresentativa e per classi abbienti), sono in piano, il vetro è trasparente. In qualsiasi utilitaria, invece e già da tanto tempo, il vetro è leggermente arcuato con curva aerodinamica, leggermente fumè, sfumato dalla parte alta verso il basso, spesso anche fotosensibile a gradazione bilanciata a seconda della luce. Nella casa gli oggetti di arredo si aggiungono, si posano sopra al pavimento o si sospendono a parete con staffe pericolose o destinate a strapparsi dal muro;  nell'automobile questo avviene solo appena nasce un nuovo optional: chi non aveva il Tom-Tom, se l'è comprato, e l'ha dovuto mettere appeso, a ventosa più o meno autoreggente, ma sempre destinata a cadere; ma questo per poco; subito sono nate le automobili di nuova generazione, ed il Tom-Tom si è integrato nel cruscotto, come la radio, la TV, il quadro comando, il tutto sempre con disegno accattivante;
  ben diverso dal quadro elettrico di un appartamento, che si mette regolarmente dietro la porta di ingresso, in maniera che quando si entra non si possa vedere, perchè osceno.
  Unica eccezione dell'ultima ora, la televisione al plasma, ultrapiatto, che facilmente si integra nel muro, contornato da altri arredi:
  ma è comunque aggiunto, non fa parte della struttura della casa, la miriade di fili lo debbono raggiungere da fuori in un ammasso informe di cavi male arrotolati ed intrecciati, anche perchè se ben arrotolati farebbero "effetto solenoide" ed il segnale avrebbe a risentirne;
  e quanti sono quei fili! quello di rete elettrica con relativo trasformatore, le antenne (ora sia satellitare che terrestre), il cavo dei decoder (Sky e satelitare), il cavo del mangiacassette, il cavo del lettore DVD, la rete del computer, i cavi delle casse e del sistema surround...
  sigh, siamo ancora nella preistoria!

  Uscire dalla preistoria in edilizia non è facile.
  Sarebbe facile, in quanto non vi sono particolari impedimenti tecnologici: le cognizioni tecniche ci sarebbero, ma vengono utilizzate per tutte le altre branchie dello scibile umano, ma non per l'edilizia.
  E questo per mancanza di ricerca applicativa, di innovazione dei cantieri, di attenzione imprenditoriale alla materia; in pratica, riassumendo, di cultura degli addetti ai lavori, compresi ovviamente i tecnici, architetti o ingegneri che siano. Si, difetto di cultura.
  Gli architetti tendono a quella progettazione da "numero uno", a quel "o famo strano" di verdoniana memoria: a quelle forme irripetibili, e spesso invivibili, poco funzionali e mal funzionanti, troppo belle per essere vere, troppo astrali per essere nella storia, non riproducibili perchè "l'arte deve essere una", deve essere come la moneta: " unica":
   Montesano (ai tempi dell'introduzione dell'euro, in un celebre  monologo del suo personaggio “vecchietto senza dente davanti”, che fischia dal suo spazio interdentale) viene catapultato da un camion della spazzatura direttamente in discarica, in perfetto tema di napoletanità;  tira fuori dalla tasca la sua ultima diecimila lire, a lenzuolo, ormai scaduta, e declama: "ma non capisco proprio perchè tutti vogliono sta' moneta unica: io da mo' che cell'ho! eccola qui, unica, ma da mòòòò...!!!"
  E così gli Architetti progettano monumenti, per passare alla storia, e non si curano dei problemi dell'habitat, dei milioni di vani di cui la gente ha bisogno, delle quantità di servizi e di verde da cui il quartiere dipende.
  Si fanno grattacieli per industrie e grandi imprese, per centrali del potere; si fanno "nuvole" da esposizione per abbacinare visitatori da esposizione (tema molto attuale oggi in Italia, vista la onorata vittoria di Milano per l'Expò del 2.015). Invece quando passano al residenziale, apriti cielo (voce tuonante da film di Fantozzi):
  Serpentone di Corviale, un Kilometro di prospetto, senza un balcone, di un fior fiore di Architetto, pezzo da novanta  come Mario Fiorentini: peggio di Guantanamo!
 

IL SERPENTONE DI CORVIALE: ARCH. MARIO FIORENTINI


SERPENTONE
DI SPINACETO:
stesso discorso, fate voi. 


     Morale: gli interventi PEEP (edilizia economica e popolare) sono stati una grande occasione perduta, molto per  colpa degli Architetti, anche se non solo.

  Morale N. 2: quando nascono, ai bambini chiedetegli subito cosa vogliono fare da grandi; se dicono "l'Architetto", sapete Voi cosa dovete fare.

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Mercoledì 18 Novembre 2009 16:45

19 - L'Edilizia odierna nella preistoria

  Come accennato, il primo sconvolgimento nasceva dagli impianti, ma cominciai a pensare a cosa era successo sotto i miei occhi in cantiere fino a quel momento.
  In qualsiasi altra branca della produzione umana, la realizzazione avviene a mezzo di un montaggio di elementi precostituiti: fin dai tempi della prima rivoluzione industriale, e poi a seguire con la rivoluzione dell’automazione, si costruisce “assemblando”.
  Un emergente comico napoletano, il giovane Fabian Grutt che ho conosciuto l'anno scorso in un laboratorio di cabaret a Roma, in una sua pantomima in gergo napoletano, racconta la sua personale e traumatica esperienza relativa al bricolage (vado a memoria):

“l’italiano, la dumenica, adda muntà…
 ma non è quello che vi credete, marpioni…
 c'ha ben altro da fa’ l’italiano, la dumenica…
 nun può pensà a chelle cose…
 lui adda muntà…
 perché il sabato è passato all’Ikea…
ha cumprato nu mobile…
nu scatolone enorme
 la sera l’ha purtat’an coppa…
e la domenica l’adda muntà…” 

 da qui si evidenzia l’idea che anche l’ultimo atto di un’opera edile, l’allestimento della casa, l’arredamento, viene montato.
  Ma fino ad allora, nulla è montato.
  La malta per allettare i mattoni si impasta, il calcestruzzo per le strutture in cemento armato si mischia girando il conglomerato nella betoniera, l’intonaco si sbruffa con la cucchiara e si plasma con il fratasso, la pittura si spennella, ma nulla si monta:
  da quando le case si facevano con lo sterco, il fango, l’argilla, la paglia, qualche pietra, ben poco è cambiato.
  Già, gli strumenti qui citati non danno certo il senso dell’alta tecnologia: il maleppeggio (!!!) non ha certo qualcosa a che fare con l’hi-fi, appare linguaggio proveniente da un altro pianeta decaduto o post-atomico.
  Ed anche l’innovazione dell’ultimo secolo, la grande invenzione del cemento armato, anche questo si impasta.
 
  Direbbe Fabian: “l’uomo, se si vuole costruì la casa, adda ‘mpastà”.


  E’ evidente che quanto realizzato in cantiere impastando in opera, (e non montando ed assemblando elementi creati in fabbrica) è destinato ad essere un numero unico, un pezzo unico ed originale: questo può far sognare i cultori dell'unicità dell'arte, ma l'Architettura ha una funzione ed una dimensione che vanno oltre i limiti ristretti e a volte ottusi dell'arte.
   In pratica, riferendosi anche alle architetture del passato, il procedimento di impasto e di mescolanza risulta poco diverso da quello che fa lo scultore, che aggredisce e plasma la materia, ed il cui fine primario non è quello di creare spazi fruibili per l'uomo.
    Ma purtroppo quanto eseguito nell'ultimo secolo ha conseguito ben altri risultati rispetto al passato.
 
   La grande architettura del passato aveva come committente principale il grande potere: il Faraone, l'Imperatore, la Chiesa, il signorotto illuminato.
   L'enorme disponibilità economica permetteva ai grandi mastri (gli Architetti di allora: non vi era certo la facoltà di Architettura o di Ingegneria) di creare architetture irripetibili.
   Ma qui vogliamo cogliere quanto ci proviene dal passato nel campo dell'architettura minore, l'edilizia residenziale e l'urbanistica per ceti medi o meno abbienti: in quanto questo risulta essere il tema predominante per l'edilizia di oggi, in pieno urbanesimo post-metropolitano:
   ad esempio il borgo intorno ai grandi centri urbani aristocratici o ecclesiastici;
 
  la casba nei paesi arabi: la più nota è la casba algerina, rivisitata in film epici quali "La battaglia di Algeri", o in quello forse più popolare "Totò le mocò"; o  il  paesetto medioevale arroccato intorno la rocca ma dentro le mura.
  Anche i nostri predecessori impastavano malte, muravano mattoni, intonacavano pareti, le pitturavano: ma il tutto per creare spazi fruibili, lo spazio esterno ed interno si fondevano in un tutt'uno senza soluzioni di continuità, gli interni non finivano con la facciata, fondendo in un unico progetto architettura ed urbanistica.

   visitate Bomarzo, e non parliamo del più noto "giardino dei mostri", ma del paesetto medioevale: non si comprende mai se si è in un interno o in un esterno, la continuità è fluida; le facciate, limite dei volumi chiusi, sono contemporaneamente pareti interne dei volumi aperti.

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