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27 - L’ECOMONNEZZ” ED IL “TRITURMERD”

  Nulla di più irrisolto del sistema di raccolta urbana della spazzatura.
  Nelle case viene ammonticchiata in immonde buste di plastica, spesso contenitori di spesa domestica riciclati, e quindi non progettate per l’uopo. Viene trasportata a mano sgocciolante lungo scale ed ascensori, fino ai cassonetti, maleodoranti, infettivi, scomodi, quasi sempre non funzionanti per cattiva progettazione e troppa usura, con coperchi troppo pesanti e che non si aprono della dovuta dimensione per creare un varco sufficiente al passaggio della busta stessa; senza parlare che spesso sono troppo pieni, e quindi le buste vengono lasciate a fianco per strada, in balia di cani randagi e di rom in cerca di chissà cosa; e senza arrivare ad esaminare situazioni estreme, ma ormai all’ordine del giorno, quali quelle del napoletano, ove è andato completamente in crisi il sistema di asporto di montagne di spazzatura dalle strade, con gravi responsabilità politiche dei nostri Amministratori, da tutti indicati come brave persone, Bassolino e Iervolino.
  Una prima considerazione: una società attenta all’impatto ambientale, alle esigenze igienico-sanitarie, con normative sempre restrittive e criminalizzanti per operatori ed imprese che lavorano, risulta completamente impotente, se non connivente, ad uno scempio malarico e venefico.  E’ evidente che è un sistema che non funziona, e che anche con una perfetta macchina amministrativa può andare in tilt. E’ un sistema che va modificato alla fonte. Occorre inventare, mettendo a frutto le conoscenze tecnologiche dell’epoca, uno strumento domestico che riduca e razionalizzi fin dall’interno della casa il problema. Bisogna inventare un semplice elettrodomestico, come il frigorifero, la lavatrice, la lavastoviglie, un oggetto che non ha nemmeno bisogno di alta tecnologia, ma di semplici meccanismi conosciuti da un secolo. I residui di cibo dalla macchina vanno centrifugati, asciugati, quindi liofilizzati, ridotti quindi in polvere che, compressa all’interno di una morsa, diviene un panetto di sostanza chimica utile per la concimazione  in agricoltura, facilmente avvolgibile con sistema automatico da pellicola di polietilene trasparente, o meglio, da altro involucro biodegradabile: questi oggetti dovranno avere tutti la stessa dimensione, per una più facile stimabilità; le bottiglie e contenitori di plastica, schiacciati per eliminare l’aria (che tanto volume occupano nelle montagne di spazzatura), vanno anch’esse frullate per restituire alla materia la sua consistenza originaria di polistirolo in polvere, che ridiviene quindi ulteriore materia prima per l’utilizzo in fabbrica. Tale polvere di polistirolo va anch’essa compressa ed avvolta in pellicola, con contenitori anch’essi di dimensioni sempre uguali.
  Le lattine di birra e coca-cola vanno schiacciate con relativa torsione da un torchietto all’interno di un cilindro; la sommatoria dei dischetti così creati va a produrre così un lingottino di ferro di forma cilindrica, anch’esso riciclabile in fabbrica; la carta va ridotta in trucioli o coriandoli compressi, come da una normale macchina distruggi-documenti, per poi essere a sua volta compressa ed avvolta in involucri anch’essi di carta; solo il vetro forse è di difficile lavorabilità in casa, ma questo dovranno stabilirlo gli esperti: comunque la raccolta differenziata per il vetro è già adesso la più semplice,  la più funzionale e quella meno causa di infezioni e malattie infettive. In pratica i residui domestici vanno a diventare dei piccoli prismi tutti della stessa dimensione, anche se di materiale diverso (per la diversa provenienza dal passato, e per il diverso utilizzo futuro): e questi panetti all’apparenza tutti uguali sono di facile  ed igienica trasportabilità in contenitori in fondo alle scale o in vani tecnici all’uopo predisposti a fianco ai condomini: e da qui prelevati, in completa atossicità, da operatori veramente ecologici, con macchine pulite. Ma le nuove costruzioni possono andare oltre: l’elettrodomestico ecologico, studiato come parte integrante della struttura dell’edificio, (come ad esempio un camino, che ha bisogno della sua canna fumaria;    come un bagno, che ha bisogno del suo impianto di carico e scarico;    come un caldaia, che ha bisogno del suo tubo di esalazione fumi e del suo impianto del gas; etc.), può essere corredato, oltre che dalla rete di corrente elettrica necessaria, anche da un tunnel per posta pneumatica – che è tecnica ormai datata di oltre cinquanta anni -, in maniera che i panetti famosi possano essere spediti automaticamente alla base dell’edificio, nel contenitore condominiale predisposto, accessibile agli operatori dell’AMA. Ed ancora, in un quartiere urbanisticamente pianificato, l'arrivo di questa "posta pneumatica" può essere predisposta non alla base del singolo edificio, ma in una zona urbana agevole, studiata appositamente per la concentrazione dei rifiuti domestici: il tutto a mezzo di una impiantistica di posta pneumatica che viaggi aerea, o nel sottosuolo, insieme con gli altri impianti tecnologici. Questo elettrodomestico lo chiamerei “ECOMONNEZZ”: trasformatore di spazzatura in materiale riciclabile, partendo da un presupposto comandamentale: “1° NON SPORCARE” cioè creare alla fonte i presupposti per non ammucchiare a valle tonnellate di pattume di difficile smaltibilità (senza andare nel napoletano, basta guardare lo scempio di Malagrotta, alle porte di Roma, dove i miasmi malarici sono a livello di quarto mondo). Ma il problema è altrettanto delicato e forse più complesso per quanto riguarda i residui liquami. Se defechi, sporchi, e le tue emanazioni corporali inquinano e fanno danni alla collettività. La gestione della tua sporcizia non può essere demandata all’ente pubblico.
  Il problema deve essere da chi emana, in quanto è immorale che il resto della collettività debba trattare la tua “roba”. Anche qui il problema va affrontato alla fonte. E’ assurdo che il sistema di acque reflue debba essere depurato a valle, con depuratori maleodoranti, mal funzionanti, troppo spesso a ridosso di centri abitati, spesso non sufficienti in caso di eccezionali concentrazioni di abitanti o comunque di utenti di bagni pubblici e privati; e non parliamo dei casi di salmonella e diarrea collettiva, o di incontinenza prostatica. C’è da inventare un nuovo tipo di sanitario: sì, l’uomo si è inventato il modo di non far passare il “vento di fogna” negli ambienti da bagno, a mezzo dei sifoni della tazza del cesso, o della orrenda ma utile scatola sifonata (e non si capisce perché questa è stata abolita nella esecuzione di tanti nuovi bagni: forse perché a qualche solerte ed ottuso architetto non piaceva ritenendola anti-estetica; ma senza fare il minimo sforzo per rivoluzionarne il design o per mimetizzarne la vista); ma nessuno sforzo inventivo il genere umano ha tentato per inventare un minidepuratore alla base del suo sanitario, in maniera di risolvere il problema alla fonte, in posizione contigua con il suo produttore che si è appena liberato. L’unica innovazione che si potrebbe citare è il meccanismo tipo “Sanitrit”, ma questo è stato inventato al solo fine di superare in altezza dei dislivelli di fognatura, e soprattutto sono stati usati per creare tanti bagni abusivi, in ambienti ove non vi sono tubi di scarico, per raggiungere fognature lontane. Invece si potrebbe immaginare che all’interno del sifone vi possa essere un trituratore, un essiccatore, un liofilizzatore, una centrifuga riducente in polvere, una pressa a forma di prisma, ed un avvolgitore in pellicola biodegradabile. Chissà che non abbiamo creato un prototipo di nuovo concime, da accomunare ai derivati di avanzi di pollo; ed infine con il sistema di posta pneumatica di cui abbiamo accennato per la impiantistica all’interno di edifici, e, in scala più cittadina, per l’impiantistica delle urbanizzazioni primarie.  In pratica la “merda”, invece di essere inondata dallo sciacquone, creando in tal modo un liquame residuo bagnato, che va confluire nei depuratori (quando questo avviene; ma spesso finisce nei fossi), forse invece va trattata a secco (come lo sporco nelle lavanderie). Forse in alternativa si potrebbero inventare dei minidepuratori a liquame liquido, con il sistema dell’ossigenazione di fanghi attivi, ove microrganismi del tipo coliformi o streptococchi in un laido festino cannibalesco si fagocitano fra loro o si auto-fagocitano: ma credo che per questo vi sia bisogno di spazio, di quantità di fanghi “industriale” e non “domestica”: ma per la scelta della tipologia del nuovo sistema alla fonte lasciamo la parola a personaggi più esperti. 
 A noi ci è sufficiente lanciare l’idea: la chiameremo TRITURMERD.

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