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Ancora la famigerata via Gradoli.
Il nostro magazzino di impresa, ironia della sorte, è in un box proprio in via Gradoli, al n. 93c, appena di fronte al complesso civico 96, dove vi era il covo delle Brigate Rosse patria galera per gli ultimi giorni di Aldo Moro; ed oggi tristemente ritornato alla ribalta, per la turpe storia “Marrazzo”. Via Gradoli è diventata per noi oggetto di una manutenzione costante, sia a favore del Consorzio, sia su commissione dei tanti Condomini esistenti, (compreso il 96, negli ultimi anni del secolo scorso).
Il civico 96 è' un complesso costituito da due edifici, per circa 100 appartamenti, con ingresso su via Gradoli, e con una conformazione a gradonata verso la valle dell'Acqua Traversa, con un dislivello di oltre dieci metri, cioè di addirittura tre piani. E quindi, mentre le abitazioni che si affacciano a valle godono di un panorama invidiabile che fa dimenticare la periferia urbana, a monte, a ridosso di via Gradoli, esistono circa cinquanta mini-loculi, nei tre piani sotto terra, alcuni con ingresso da una intercapedine stretta al di sotto del metro (da non passarci in posizione perpendicolare, ma solo un po' di traverso); nati progettualmente come cantine o magazzini, ma immediatamente trasfrormati in abitazioni (si fa per dire); tali entità sono state trasformate, contro ogni decenza di abitabilità, in tuguri abitativi da fenomeni speculativi d'arrembaggio; ospitano con affitti da capogiro intere comunità di emarginati extra-comunitari, inzeppati come sardine in otto-dieci per stanza, per suddividere i costi di affitto; ma soprattutto di prostitute e trans-sessuali, che rendono i sotterranei dei veri bassifondi che nulla hanno da invidiare al peggiore Bronx o ai sottofondi di Caracas (ma forse il paragone che si addice di più sono le fogne adibite a vere e proprie città sotterranee in tante metropoli oggetto di sottosviluppo). La peggiore speculazione mai vista!!! Tali unità immobiliari sono di proprietà di società discusse (che un tempo si diceva facessero capo al defunto Prefetto Parisi, allora capo della Polizia, personaggio altrettanto discusso: e fu per tale motivo che si ipotizzò che le forze speciali che intervennero bussando educatamente nel covo delle BR, quando ancora forse c’era dentro Moro, se ne andarono altrettanto educatamente senza sfondare la porta. E proprio sotto quello che era stato il covo delle BR, circa quattordici anni fa siamo intervenuti per una macchia di umidità lamentata in un appartamento. Siamo andati al piano di sopra, e, nella promiscuità più immonda, siamo entrati nel bagno, e qui abbiamo trovato dell'incredibile: il flessibile del bidè mancava totalmente, ed era stato sostituito da un rubinetto a muro e da un rotolino di scotch arrotolato a elicoide, perdendo ovviamente ad ogni uso. Morale della favola: anche gli extra-comunitari più disperati e più emarginati si fanno il bidè.
E poi i trans-sessuali.
Stavamo lavorando in fondo allo scalone di ferro che porta alla zona terrazzata adiacente al parco dell’Acqua Traversa, per la sistemazione a parcheggi dell’area. Ogni giorno verso le due del pomeriggio quella che voleva apparire una strafiga in microgonna scendeva dall’alto le scale di ferro: tung, tung, tung …. Il nostro operaio “Righetto” si impiantava e gli attrezzi regolarmente gli cadevano dalle mani. “A Righè, gli dicevo, quella c’ha ‘a sorpresina…” “Macché architè, chella è bona…”
Ogni giorno questo scambio di vedute. E poi un giorno, mentre scendeva, allo strano personaggio oggetto di curiosità suonò il cellulare (uno dei primi mammatroni che erano in commercio): “Brondo” rispose con voce gutturale e nasale. Ricordo la faccia sorpresa dell’operaio, gli era crollato un mito: “Architè, ci aveva ragione… spalle al muro”
LA SEZIONE DEL PALAZZO DI VIA GRADOLI AL CIVICO 96: SI PUO’ NOTARE IL SALTO DI QUOTA DI BEN TRE LIVELLI TRA VIA GRADOLI A SINISTRA ED IL PIANO DI CAMPAGNA A DESTRA



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