|
71 - INPS - IL FLAGELLO DI DIO: LA TRUFFA Un Ente Previdenziale, e le Leggi che lo regolano, dovrebbero rispettare sia l'interesse del Lavoratore, sia la reale consistenza dell'Impresa. La nostra Ditta, la Del Co. Costruzioni, è un micro-organismo che punta sulla qualità e non sulla quantità degli interventi di restauro, su un elevato livello professionale e sul tasso tecnico, con l'ausilio anche di una manodopera operaia che a fianco a me ha acquisito profonde esperienze di intervento. Gli interventi di questa piccola Impresa sono spesso l'espansione ideale di Perizie Tecniche, Studi Strutturali, sono quindi uno stato evolutivo ed applicativo della mia personale Professione di Architetto. Quindi non si può puntare sulla continuità del lavoro nei termini di una manodopera impegnata al 100% in termini contrattuali: ma i nostri operai sono tutte persone che nei tempi di non utilizzo da parte dell'Impresa, riempiono il loro tempo lavorativo con piccoli interventi "in proprio", o nell'agricoltura: alcuni nostri interventi possono durare pochi giorni, poi forse una pausa, poi un nuovo lavoro. Quindi, le giornate lavorate, e dichiarate, sono inferiori a quelle rigidamente "contrattuali", tipiche delle grandi imprese, o dei lavori edili nel campo delle nuove costruzioni, dove è ovvia la continuità lavorativa negli anni. Ed invece, in data 31/10/05, quindi in pieno regime "liberista" Berlusconi, (e non durante il regime statalista e "stalinista" di Prodi), un accertamento dell'INPS sulla nostra Ditta ha fatto appello ad una "retribuzione virtuale" che sarebbe prevista da una fantomatica Legge 341/95: per cui una Ditta, da sempre in regola con i contributi ed in possesso del D.U.R.C. (Documento Unico di Regolarità Contributiva), si è ritrovata improvvisamente penalizzata da uno scellerato verbale di € 44.921, poi seguito da sanzioni per € 27.000 (sanzioni per oltre il 50% dell'accertamento virtuale!!!), e da interessi da strozzino per oltre € 7.000: scusate se è poco, ci sarebbe da tagliarsi le vene!!!. Ad un nostro timido (ma incazzato) tentativo di opposizione, ci veniva ventilata l'ipotesi intimidatoria di una più massiccia verifica, con il coinvolgimento di ben altro livello di ispettori, e di ben altre istituzioni (INAIL, Finanza... Task Force), quelli che "ti fanno male", quelli che"ti fanno proprio chiudere": abbiamo dovuto chiedere una dilazione, roba da uccidere qualsiasi piccolo imprenditore (!!!); e ne stiamo pagando le rate, anche se convinti di essere stati pesantemente penalizzati: ma comunque eravamo del tutto contrari a quelle posizioni eversive e demagogiche di un Bossi e Berlusconi, che inneggiavano allo "sciopero fiscale" (adesso non più, perché stanno al governo), facendo di tale slogan destabilizzante un proprio cavallo di battaglia di facile presa. Questi meccanismi e metodi coercitivi, ci hanno portato a ridurre drasticamente il personale, e forse, in un futuro non lontano, a chiudere l'Impresa, richiudendoci nella nostra normale attività professionale: d'altronde, ultimamente, tante ditte, nel campo del restauro, stanno chiudendo, per cause imputabili soprattutto alla cecità dei nostri governanti, nel nostro caso di destra, ma anche di sinistra che siano (e spesso anche di forze sindacali a volte ottuse nella loro demagogia). Questa vuole essere una denuncia contro quella che si può definire una grave persecuzione di un Ente Pubblico nei confronti di una sana piccola impresa, persecuzione pur supportata e difesa da Leggi dello Stato. Sicuramente si possono aggiungere innumerevoli altri casi vessatori: inviateci testimonianze e contributi. Il verbale del 31/10/2005 di “accertamento virtuale” previsto dalla Legge 341/95, così declamava:

A parte che vi sarebbe stato da eccepire come mai questo concetto di “retribuzione virtuale” venga applicato solo al settore dell’Edilizia, e a nessun altro settore; e quindi se possa ritenersi “costituzionale” la disparità di trattamento tra lavoratori di diversa estrazione e settore di appartenenza. Ma nonostante le tante eccezioni proponibili, che abbiamo già evidenziato nell’articolo precedente citato, a causa delle ragioni di intimidazione ivi espresse, abbiamo deciso di aderire ad un piano di rateizzazione, ed avevamo cominciato a versare mensilmente secondo un calcolo di rateizzazione a tre anni del primo verbale allora noto di € 44.921, previo pagamento eseguito di un dodicesimo: la rata ci veniva di circa 1.700 euro al mese, pesante ma abbordabile. Improvvisamente l’INPS invia un secondo verbale, per “sanzioni amministrative”, di € 27.632: e vi sarebbe stato da eccepire per quale ragione si applicavano sanzioni di ben 62% dell’importo accertato, quando tale accertamento è riferito ad un mero calcolo virtuale, quindi opinabile in quanto basato sull’opinione dell’Ispettore, e non a contributi non versati. Ed infine il 27/03/2007 arriva un terzo conteggio di interessi per € 7.729/42 con una rateizzazione a solo due anni, interessi che quindi venivano calcolati su una base annua di oltre il 10%, al limite dello strozzinaggio. In tal modo la rata lievitava immediatamente ad € 3.903 al mese, importo non più sostenibile, visto che comunque questa somma si andava ad aggiungere ai normali contributi relativi al lavoro del mese corrente. Vista l’impossibilità di affrontare la rateizzazione unilateralmente approvata, abbiamo deciso di pagare direttamente, ed in tre successive tranches entro il 31/07/2007 pagavamo il residuo all’epoca dell’intero importo di € 44.921 + 27.632, per un totale di ben € 72.553 (!!!), che per un’impresa individuale della nostra dimensione equivale al suicidio a mezzo di taglio delle vene. Effettuando l’ultimo versamento, inviato via fax all’Ufficio INPS di Civitavecchia, chiedevamo il ricalcolo degli interessi, per pagamento anticipato, rimanendo in attesa della relativa comunicazione. A questo punto arriva l’apoteosi del sublime. Dopo l’estate chiediamo il D.U.R.C. Terminato il mese canonico che i tre Enti (Cassa Edile, Inail, Inps) si prendono per il rilascio, il documento non arriva. Allarmati telefoniamo alla Cassa Edile, che ci dice che non ha avuto ancora il consenso dell’INPS. Telefoniamo all’INPS, che regolarmente non risponde al telefono per circa dieci giorni. Infine riusciamo un giovedì a parlare con la funzionaria addetta, la quale ci dice che manca un versamento di circa 4.000 euro, che equivaleva al ricalcolo degli interessi. Protestiamo per non averci avvisato, e ci viene risposto che “sta a noi chiedere”: un atteggiamento completamente irrispettoso nei confronti di un’Impresa che ha versato ben oltre 72.000 euro in meno di un anno; un atteggiamento non solo da parte dell’Ente, ma anche a livello personale da parte delle solerti Funzionarie, che si fanno forti del loro “ruolo” e si nascondono dietro un telefono ed una scrivania. Dichiariamo di effettuare il versamento il giorno dopo, venerdì, e che avremmo inviato per fax copia della ricevuta; ci viene risposto che il lunedì avrebbero rilasciato la liberatoria alla Cassa Edile per il rilascio del D.U.R.C. Finale: ci hanno messo altri venti giorni, in quanto la funzionaria con cui avevo parlato si difendeva (previe altre cinquanta telefonate) dicendo di aver rilasciato la liberatoria, che ora stava alla firma della sua Dirigente! P.S.: il D.U.R.C. è un documento essenziale per il pagamento degli Stati di Avanzamento Lavori, e quindi ci bloccava l’incasso delle nostre fatture emesse nel periodo. Tutto questo sta a dimostrare quanto tali Enti Pubblici, ed i loro funzionari, agiscano con metodi ostruzionistici ed ostativi nei confronti di Imprese che fanno del loro lavoro una pedina dell’ossatura portante dell’economia del paese. Prossime mosse:
Studiare la possibilità di agire civilmente e penalmente contro l’INPS e personalmente contro i suoi burocrati, visto che ormai non hanno più dalla loro il ricatto perpetrato dalla Spada di Damocle del non rilascio del D.U.R.C., documento che ci era essenziale.
Studiare la possibilità di agire civilmente e penalmente contro l’INPS e personalmente contro i suoi burocrati, visto che ormai non hanno più dalla loro il ricatto perpetrato dalla Spada di Damocle del non rilascio del D.U.R.C., documento che ci era essenziale.
|