Altri gruppi ottici, nel mondo animale o informatico, li vedono.
I suoni sono fasci di onde - appunto sonore - anch’essi con diversa frequenza; l’orecchio è il “lettore” di frequenza che tramuta (e trasferisce al cervello) tali onde in segnali sonori di diversa tonalità, dalle ottave più basse fino al limite degli ultrasuoni: quello umano non sente gli ultrasuoni.
Altri gruppi acustici, nel mondo animale o informatico, li sentono.
Suoni e luci, quindi, sono fasci di onde: di diversa natura, ma onde.
E ammettiamo che le funzioni dei rispettivi “lettori” si invertano:
l’occhio, divenuto lettore di onde sonore, vedrebbe la musica, le parole, i rumori;
l’orecchio, divenuto lettore di onde elettromagnetiche, sentirebbe i colori, la luce.
Chissà che colori avrebbe un concerto rock.
Chissà che suoni avrebbe un quadro psichedelico.
Forse con le prossime future nuove tecnologie - ma forse già oggi l’hi-tech ne avrebbe le risorse - questo esperimento si potrà tentare.
Ammettiamo che esista un lettore di immagini che trasformi le onde elettromagnetiche della luce in suoni invece che in colori e le rimetta all'orecchio umano;
(le onde elettromagnetiche visibili - unità di misura in hertz: un hertz = una oscillazione al secondo - vanno da circa a circa , attraversando dal bianco al nero tutti i colori dell'arcobaleno ed il loro derivati, con una tabella, che fornisce 15 x 16 = 240 varietà di colori: in questo intervallo esse sono visibili all'occhio umano con diverse sensazioni di colore, andando dal rosso per le frequenze minori, al violetto per quelle dell'estremo maggiore.
con queste caratteristiche lo spettro della luce visibile si inserisce nella tassonomia delle onde elettromagnetiche precedendo le radiazioni ultraviolette, i famosi raggi UVA, e i raggi X, subito dopo le onde radio e i raggi infrarossi.

ONDA LUMINOSA ONDA SONORA
Ed ammettiamo che esista un lettore di musica che trasformi le onde sonore in colori invece che suoni e le rimetta all'occhio umano (unità di misura della frequenza, misurata sempre in hertz, unità di misura identica a quella per le onde di luce: L'orecchio umano percepisce solo i suoni che vanno da 16 a 16.000 hertz, oscillazioni al secondo. Al di sotto abbiamo gli infrasuoni, al di sopra gli ultrasuoni. Il sonar, ma anche i delfini ed i pipistrelli percepiscono gli ultrasuoni mentre gli elefanti percepiscono gli infrasuoni.
La pratica musicale copre una gamma di suoni, le cui fondamentali vanno dal do grave che ha circa 65 oscillazioni semplici al secondo al do acuto che ha 8.276 oscillazioni semplici. La voce umana ha un registro ancora più limitato).
Si noti dai grafici quanto siano simili le onde luminose e sonore: e se non esistono - questi due tipi di lettori - , inventiamoli, la tecnologia lo permette: si tratta sempre di onde, oltretutto con la medesima unità di misura in hertz, anche se con zone di " frequenza" lontanissime, la cui distanza è misurabile con un ordine di grandezza di 10 alla quattordicesima, quindi con un 10 seguito da quattordici zeri. In pratica il primo lettore dovrebbe trasformare le onde di cui è composta la luce in segnali acustici (e cioè passare da dell'ultra violetto a 65 oscillazioni al secondo del do grave, e da : dell'infrarosso a 8.276 oscillazione al secondo del do acuto; ed il secondo, all'inverso, dovrebbe trasformare le onde di cui è composto il suono in segnali luminosi (e cioè passare da 65 oscillazioni al secondo del do grave a dell'ultra violetto; e da 8.276 oscillazione al secondo del do acuto a : dell'infrarosso). I due lettori dovrebbero quindi fungere da "trasformatori di frequenza".
E, nel far questo, il primo lettore si dovrebbe uniformare alle qualità fisiologiche dell'orecchio umano; e quindi anche alla scala musicale, che è la scala numerica e geometrica suddivisa in sette toni + cinque semitoni (i diesis) fino a circa sette ottave in cui è stato suddiviso metricamente dalla notte dei tempi l'ampio (o forse ristretto) spettro di suoni udibili (appunto, come già citato, dal do grave che si avvicina a circa 65 oscillazioni semplici al secondo al do acuto che va verso le circa 8.276 oscillazioni semplici); e che possiamo riconoscere nelle tastiere di un pianoforte o di un armonium elettronico.
Il pianoforte dispone generalmente di 88 tasti (sette ottave e una terza minore), 52 bianchi e 36 neri, disposti nella classica successione che intervalla gruppi di due e tre tasti neri. Qui, partendo dal do grave ed arrivando al do acuto con sette ottave, avremo n. 7 tasti x n. 7 ottave = n. 49 tasti + 1 (ancora il do acuto di partenza di una ulteriore ottava) = n. 50 tasti bianchi, e n. 5 x n. 7 ottave = n. 35 tasti neri, per un totale di n. 85 tasti semitoni (compresi quindi i mezzi toni diesis):AUDIO VIDEO RITMO armonium con cinque ottave
La scala musicale, abbiamo visto, viaggia da circa 65 a circa 8.276 hertz, quindi con uno spettro di suoni di 8.276 - 65 = 8.211 hertz che, diviso 85 tasti semitoni, offre un risultato di un delta di frequenza tra tasto e tasto di 96.60 hertz (8.211 : 85). Facendo un ragionamento analogo relativamente alle onde luminose, da trasformare in onde sonore, si avrebbe uno spettro di onde che va da 4,2 a , e quindi uno spettro di suoni di 3,3 per dieci alla quattordicesima di hertz, che diviso per 85 semitoni, offre un risultato di un delta di frequenza tra tasto e tasto di (3,3 : 52 =) 0,04 x 10 alla quattordicesima di hertz, che deve essere trasformato in 96,60 hertz per essere udito come nota. Ammessa l'esattezza del calcolo, (e di questo non sono sicuro, non essendo né un matematico né un tecnico audio), abbiamo pindaricamente trovato la rispondenza ed il ritmo di trasformazione da colore a suono
Poichè i colori individuati nella tabella sono 240, ed i semitoni della tastiera risultano essere 85, si ha che (240 : 85 =) ogni 2,82 di tono di colore si passerebbe al semitono successivo dopo la trasformazione di hertz.











