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Mercoledì 02 Febbraio 2011 09:55

PENSAVO FOSSE PIU' FACILE

Scritto da  Guido del Cornò
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LA MIA PRIMA ESPERIENZA TEATRALE

(come autore, attore ed un po' di regia autogestita)

 

 

Ritenevo fosse più semplice: il testo l'ho scritto io, in tre lingue, napoletano, romanesco e toscano, (addirittura pensandolo con le particolari allocuzioni dei tre dialetti) e quindi ero sicuro di averlo in mente. Ed invece, niente.
Allora l'ho imparato a memoria, come si fa con le poesie nei tempi di scuola: recitandolo da solo, nel proprio silenzio, lo conoscevo perfettamente; ed invece ancora niente, quando lo andavo a recitare, l'interlocutorietà del discorso con i due partners impediva alla mia mente la continuità del filo conduttore.
Finalmente, prova e riprova, in maniera estenuante, qualcosa sono riuscito a impostare: ma bastava l'errore altrui per mandare in tilt la mente: e questo valeva anche per gli altri.
Praticamente è stata una esperienza incredibile, su un diverso modo di utilizzare il cervello, un modo che non si è usi ad avere, visto che normalmente non si recita mai. Anzi, visto che spesso durante le normali giornate, quando si parla nella realtà spesso si recita, si fa una parte, pensavo che fosse lo stesso: ed invece no, quando si  recita in un normale dialogo, si recita a soggetto, in quel momento, come la mente in quell'attimo si ispira; ma se si recita in un dialogo preorganizzato, nulla avviene per caso, la tua ultima parola diviene l'in-put per la prima parola dell'altro, e viceversa: e se non dici quell'ultima parola, l'altro è "fottuto".

Ma veniamo al testo, che è la parte forte della pièce.

Un padreterno insolito, furbetto, caciarone, un po' imbranato, bugiardello, stonato e distratto, dimentico di quanto appena detto forse anche a comando, un po' fanatico senza averne le qualità, in pratica "napoletano": e naturalmente, il padreterno lo rappresento "io". Non ricordo alcuna altra satira con la presenza sul palco del padreterno (forse Benigni? non so): ricordo il famoso dialogo con il padreterno di Troisi, ma nella realtà era un monologo verso un padreterno rappresentato da un semplice raggio di luce, e che non rispondeva mai, Troisi se la cantava e si rispondeva, faceva tutto da solo, andando di anticipo. Ed invece qui il padreterno è protagonista ed in carne ed ossa...

Un intervistatore romanaccio e comunista, giornalista in erba senza grandi qualità, ma in cerca di uno scoop improbabile, e lo trova: "ma allora ci esistono altri padreterni!!! e allora mi danno l'aumento..."

Un'intervistatrice toscanaccia e femminista, piena di livori verso il padreterno, in cerca però anche lei di una carriera da mille ed una arcore.

La recitazione? non siamo professionisti, non siamo nemmeno amatoriali, e che, allora siamo da pomodori???...

 

Ultima modifica Giovedì 17 Marzo 2011 08:23

1 Commento

  • Link del commento alessandro Domenica 17 Luglio 2011 10:40 inviato da alessandro

    Anche con tutti i difetti... nessun pomodoro, anzi un pò di consensi... Andremmo valitati da un oubblico interamente neutrale.

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