Per Leopoldo Freyrie, eletto dieci giorni fa presidente del Consiglio nazionale degli architetti, 52 anni, milanese, è una priorità per ridare centralità alla progettazione in Italia. «Quella proposta avrà il nostro sostegno assoluto – dice – perché bisogna fare concorsi su tutto, con pochissime eccezioni. Però le amministrazioni pubbliche devono imparare a fare concorsi veloci e agili, utilizzando lo strumento on line che funziona benissimo. Quando li fanno i privati, sono un sistema rapido ed economico». Alla proposta di legge (www.ediliziaterritorio.ilsole24ore.com) hanno già aderito molti ordini provinciali. Prevede che le amministrazioni locali siano tenute a utilizzare il concorso di idee o di progettazione, sul modello francese, per dare trasparenza al mercato, aprirlo ai giovani, consentire una discussione pubblica delle soluzioni progettuali. (Sole 24 ore)
Nulla in contrario da un punto di vista strettamente ideologico ai concorsi di architettura in quanto sono veicolo di cultura, creano quell'humus fertile per la circolazione delle idee. Ma è impensabile che il costo della progettazione "a perdere" debba essere sostenuto esclusivamente dagli studi professionali, perchè questo crea di fatto delle gravi discrepanze e diseguaglianze tra le varie strutture di progettazione in essere.
Sì è vero che i giovani in tal modo teoricamente possono esprimersi, ma lo fanno fino a quando sono spinti dall'entusiasmo o dall'avere a disposizione tanto tempo libero lasciato loro dalla mancanza del mercato di veri e propri incarichi. Inoltre, poichè la partecipazione ad un concorso è fortemente oneroso (basta citare il costo di plastici, disegnatori, copie digitali), crea una selezione naturale tra giovani architetti derivanti da un ceto economicamente forte, e quelli più deboli: quindi non una selezione per bravura, ma per capacità di sostenere la spesa.
Si è vero che i grandi studi degli architetti più lanciati e più noti partecipano comunque, tanto da essere sempre in vetta alle pubblicazioni ed alle attenzioni dei media; e sopratutto in quanto hanno una grande probabilità di vittoria rispetto a tutti gli altri, e comunque se non vincono stanno in prima linea sui rotocalchi o sulle riviste specializzate.
Il costo della progettazione "a perdere" non deve essere lasciata esclusivamente sulle spalle dei professionisti: deve essere un onere di cui deve farsi carico l'Ente Banditore, almeno per quanto riguarda un rimborso spese, al fine di equiparare e quindi permmettere la possibilità di partecipazione a tutti gli studi "portatori di idee".
Infine un ultimo accenno a quanto già descritto nel capitolo http://www.crocedilizia.com/politica/generale/item/255-a-roma-gli-architetti-lavorano-gratis, circa la partecipazione ad un concorso non pubblico, ma su incarico espresso del Comune di Roma, per la sistemazione di via Giulia a Roma. in questo caso la prevaricazione nei confronti di tutti gli architetti è inammissibile.
Fccio una piccola cronistoria della mia esperienza personale in fatto di concorsi, per avvalorare quanto sopra sostenuto.
Nel 1971, subito dopo la laurea, o forse a cavallo di questa, (e quindi nella casistica descritta dei neo-architetti) ho partecipato insieme all'architetto tedesco Frank G. Zander ad un concorso internazionale per una città satellite a sud di Vienna, di cui al link http://www.crocedilizia.com/progetti/progetti/item/142-vienna-sud: era un tema per una città fortemente estesa e distribuita sul territorio, quindi con una cubatura estensiva, ma la nostra progettazione, mettendosi in tal modo consapevolmente fuori tema e quindi fuori gara, propose una concentrazione di 800.000 abitanti in un'area la cui massima pedonabilità verso il suo centro di non oltre 300 metri lineari, per definire un concetto di megalopoli a dimensione umana, sia pure con uno sky-line piramidale esteso in altezza.
Tutto ciò poteva essere fatto in quanto il nostro interesse era strettamente dimostrativo di un "manifesto" di un nostro modo di concepire l'habitat umano, ma decisamente e volutamente perdente da un punto di vista della resa finalizzata ad una eventuale assunzione di incarico.
Un secondo concorso a cui partecipai fu nel 1972, all'interno di un gruppo di progettazione guidato dal prof. arch. Manfredo Nicoletti, per l'impresa Cambogi, che partecipava ad un appalto concorso per la sistemazione viaria e ferroviaria di tre chilometri di costa a Reggio Calabria, di cui al link http://www.crocedilizia.com/progetti/progetti/item/78-reggio-calabria. Qui vi era un'Impresa (su sette) che aveva forti motivi economici per partecipare, con forti probabilità di vincita (almeno uno su sette), ed infatti vinse, con il nostro progetto.

Terzo concorso cui partecipai fu nel 1988 per il palazzetto dello sport di Bellagio (LC) di cui al link http://www.crocedilizia.com/progetti/progetti/item/130-bellagio-lc-palazzetto-dello-sport, come titolare di impresa. I partecipanti erano n. 5 imprese, non vincemmo, ci è rimasta la presunzione che il nostro fosse il progetto più bello (amara presunzione).










