Scheda
In un clima di tensione come quello attuale, “Intervista al Padreterno” è benefico ed intenso come una giornata al mare ma con un sole tiepido e piacevole, di quelli che scaldano mentre si è intenti a leggere un libro sulla spiaggia. Ed è proprio in quest’atmosfera calorosa e familiare che si è svolta la replica dell’atto unico di Guido del Cornò allo Stilnovo club di Via Sabotino (Roma) ad un mese esatto dal debutto, il 27 marzo 2011.
L’inno alla pace scritto e interpretato da Guido nei panni del Padreterno che scende per un’ora sulla Terra giusto per vedere da vicino cosa stia succedendo, è quel che ognuno di noi sognerebbe di respirare, un clima di pace “e no e guerre, e guerre no”.
Appare saccente, ma in fondo il Dio portato sulla scena da Guido è scherzoso e gaio, tutto il contrario di quel che l’uomo aveva immaginato.
La fantasia, almeno nella finzione diventa realtà e ad un tratto si materializza il Dio invocato dai Cristiani sotto gli occhi attoniti di Cesare (Alessandro Tozzi) scosso dai suoi pensieri quotidiani e deciso a preparare uno scoop (da buon giornalista), su questo incontro ‘straordinario’.
Ma Cesare, romano de Roma, non è il solo ad incontrare l’Essere Supremo, accanto a lui spunta Giuditta, la collega toscana che scaglierà una vera e propria raffica di domande, come fossero fulmini a ciel sereno, a colui che ha inventato un meccanismo perfetto come‘il ciclo’.
Tra pezzi noti della canzone napoletana che costituiranno le ‘divagazioni’ di questo spensierato Padreterno, si raccontano tante storie i tre personaggi, fin quando si creerà un feeling vero e proprio tra gli umani ed il Dio creatore.
E si tinge di poesia e suggestione con i versi di Giuseppe Mincuzzi meglio noto come ‘Er poeta metropolitano’ la pièce della Compagnia amatoriale delle Giuggiole, con la poesia “O dico a Gesù” (di Giuseppe Mincuzzi)
Ogni vorta ch'er mio còre se mette a penza' a Cristo
la pelle s'accappona me 'ncupo e me rattristo
penzanno a 'n omo forte, gajardo che a gran voce
sarvo' l'umanita' morenno annando 'n croce.
Pe’ quanto me riguarda, quer gesto m'ha segnato
e ogni vorta che io pecco, me corico rinturcinato
je vojo fa capi' che armeno so' pentito
e quanno poi m'addormo lo sento ch'ha capito.
Oltre agli applausi di un pubblico affettuoso e divertito, c’è stato in chiusura il bellissimo discorso di Paolo Perelli, regista, attore ed amico impegnato in uno spettacolo magnifico come “Goya. La Quinta del sordo”, che ha ricordato il valore immenso ed incalcolabile della cultura e del teatro, fatto da molti e seguito da un’èlite.
Un grazie speciale ad Alessandro Polidori, a Paolo ed a Giuseppe.
di Tania Croce











